Madre Trinidad della Santa Madre Chiesa, Fondatrice dell’Opera della Chiesa, è passata all’eternità cinque anni fa.

La vita di Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia rientra a pieno titolo, secondo i piani imperscrutabili di Dio, nel suo piano di salvezza dell’umanità attra­verso la Chiesa. E potrebbe riassumersi in:

Una CHIAMATA in passo potente di Dio che l’ha reclamata solo ed esclusivamente per sé.

Nella RISPOSTA di quella giovane di 17 anni:

Sarò tua!, totalmente tua!, e per sempre!

Nella PREPARAZIONE per un giorno culminante: il 18 Marzo 1959, nel quale Dio la portò al suo seno e si mostrò a lei senza veli.

Questo memorabile giorno è stato seguito da una vita ricolma di luci indescrivibili, profonde esperienze sul vivere intimo di Dio, di Cristo, di Maria e della Chiesa; di gaudi ineffabili e di stra­zi laceranti dell’anima, che l’hanno segnata con

Una MISSIONE :

Va’ e dillo…!; questo è per tutti…!

come l’Eco in ripetizione della vita, missione e tragedia della Chiesa.

E la RICHIESTA:

—Fammi L’Opera della Chiesa…!

—Signore, ma L’Opera della Chiesa l’hai già fatta Tu…!

— Con tutto ciò che ti ho dato, ormai sai quello che devi fare…!;

per il RINNOVAMENTO profondo che Dio vuole nella stessa Chiesa.

La Madre può ripetere nel crepuscolo della sua vita:

Ho fatto quel che ho potuto, e non potevo fare di più.

Si riportano di seguito due poesie della stessa Madre Trinidad:

SE TORNASSI A GUARDARTI

«Se ti vedessi, Signore,
fosse pure un momento!,
e saziassi la mia sete alla luce infinita
del tuo eterno Mistero…

Se cantassi nel tuo Canto,
e ti amassi nel tuo Fuoco
senza i veli che occultano il guardare trasparente
dei tuoi occhi sereni…

Se ti vedessi un’altra volta,
recuperando di nuovo
fortezza che impregni la mia vita
per stare in esilio…

Un istante almeno,
che calmasse le mie braci in zeli…!
Un istante, Signore,
poiché, senza di Te, non ne posso più…!

Io non cerco di vivere né di morire,
voglio solo guardarti senza veli
nella luce della tua gloria o nella densa tenebra
che avvolge questo suolo!

Se tornassi a guardarti, mio Dio,
fosse pure un istante, senza veli…!».

20-3-1975

I PORTONI SONTUOSI
E MAGNIFICI DEL CIELO!!!

«Quando penso al momento delirante
in cui si apriranno i Portoni del tuo Seno,
e io entrerò, dopo la notte della vita,
nella profondità misteriosa del tuo incontro;
è così profonda la gioia che in me sento!,
che il momento raccapricciante della morte
diventa, nel mio interiore,
un gaudio traboccante,
poiché sa che è il passo trascendente
che mi lancia, come un fulmine fiammeggiante,
nel segreto del tuo Petto incandescente.

O Portoni dei Cieli,
che mi squarciate, dopo l’entrata,
i tendaggi sontuosi di quel Tempio,
dietro i quali si trova il Santo dei Santi
che celebra il suo mistero
nel gaudio venturoso del Coeterno…!

O Portoni luminosi, dietro i quali si percepiscono
le eterne melodie in inediti concerti,
e si ascolta il crepitare, in vulcani accesi
dalle fiamme fiammeggianti dei suoi fuochi…!

O suono palpitante
con cui esala dolcemente,
nel suo alito silente,
l’Eterno,
la Parola esplicativa
che Egli esprime nel suo mistero…!
Che momento trascendente,
quando l’anima riverente
si introdurrà nel profondo di quel Seno…!;
e contemplerà, con il suo volo, l’Amore che li avvolge
con l’aurora tubante dell’abbraccio del suo Bacio…!
Che sublime mistero…!
Che momento…!,
quando si apriranno i Portoni sontuosi di quel Tempio;
e si scorreranno i tendaggi,
e si scoprirà il Mistero;
e i Soli luminosi risplenderanno rifulgenti
di quel petto palpitante dell’Eccelso…

Che momento, quello della morte!,
che squarcia con la sua notte penosa
le angustie dell’esilio,
e congeda, dopo il grido del suo gelo,
le catene di questo corpo,
per far passare le anime che si lanciano,
come in misterioso volo,
alle porte sontuose e magnifiche del Cielo.
Che momento, quello della morte!,
quando il corpo rimarrà gelido,
quando l’anima spiccherà il volo velocemente,
come un’aquila trionfante,
dietro la brezza del suo volo,
per valicare i profondi seni dell’abisso
che separano la vita dalla morte,
la terra dai Cieli,
gli uomini dagli Angeli,
la Gloria e l’esilio,
in un volo abbagliante
verso il Seno venturoso del Dio Buono.
E quale aquila imperiale, liberata del cadavere,
l’anima volerà vittoriosa verso i Cieli
a saziare le arsure delle ansie delle sue fami
nelle chiare Sorgenti delle acque dell’Eterno,
dove sgorga a fiotti un torrente cristallino,
per saziare gli assetati
che oltrepassano le soglie del destino…
O Portoni dei Cieli
con i loro tendaggi trionfali
che occultano, dietro il loro mistero,
il Sanctorum che è velato
dalle raffiche incandescenti dei suoi fuochi,
e l’Immenso che si occulta
con la sua gloria dietro i suoi veli…!
O Portoni sontuosi!,
quando scorrerete i tendaggi, e io entrerò dopo il mio volo…
O Portoni della Gloria!,
Fatemi largo, ormai arrivo.
A volo io vado!!!».

29-1-1973