Scritto di MADRE TRINIDAD DE LA SANTA MADRE IGLESIA, del 29  settembre 1962, intitolato:

CHI COME DIO?!

Com’è felice Dio…! E davanti a questa realtà terribile del mio Dio felice, tutto il resto non è. Perché, ci può essere gioia più grande, per l’ani­ma innamorata, di sapere che il suo Dio è tanto beato?

Anima innamorata dell’Infinito, se tu sapessi quant’è felice Dio…!, se tu intravedessi per un istante questa felicità eterna nella quale l’Increa­to si è infinitamente beato in se stesso e da se stesso…!

Oh…! “Chi come Dio…?!” Chi come l’Essere che si è, da se stesso ed in se stesso, la sua sussistenza infinita, in tale perfezione che tutto ciò che Egli è, sempre se lo sta essendo, senza principio e senza fine, in una gioia eterna di giubilo infinito ed in una comunicazione trinitaria di amore mutuo…?

Chi come Dio…?!” è il giubilo glorioso di tut­ti i beati che contemplano faccia a faccia la realtà terribile di Colui che Si È.

Chi come Dio…?!” grida la mia anima, essen­do eco di quel cantico eterno che i beati cantano all’Infinito.

Oh…?! Quant’è felice Dio, che, in se stesso, possiede la pienezza infinita ed eterna di gioia che è tutto il suo Essere…! Tutto Dio è un pelago senza rive e senza fine di felicità. Ed in se stesso Egli è eternamente sazio in quella immensità feli­cissima del suo Essere, che non gli lascia posto per desiderare nulla, per perfezione della sua stessa infinità, la quale sazia infinitamente l’eter­na Trinità nella sua Unità simultanea.

Com’è felice Dio, in se stesso, da se stesso e per se stesso…! “Chi come Dio?!”, che non ha bisogno di nulla né di nessuno per essere felice, per essere beato, per essere amore, per essere… per essere… per essere Uno e per essere Tre!

Tutto il mio Dio è in modo onnicomprensivo felice; e ciò che Egli si è, da se stesso se lo è, in una signoria infinita di gioia eterna.

O Splendore eterno del Padre, “Figura della sua sostanza”!, chi come Te…? Chi canterà come Te questo Cantico nuovo, questa Canzone inesauribile della gioia divina che solo Tu sai cantare…?

O Paternità increata di sapienza divina!, chi come Te saprà di Paternità feconda, in modo ta­le che tutto ciò che è increato e creato, nel tuo Figlio, è detto da te…?

Chi come Dio?!, il cui dire eterno è generare la sua stessa Felicità infinita in gioia canora…

Chi come Dio?!, che tutto Lui dal tanto essersi felicità, si è un giubilo di amore in Persona…

Chi come Dio?!, che dal tanto amarsi in se stesso e da se stesso, si è Tre, essendo tutto l’amore increato Persona Amore per potersi amare meglio, in una gioia di felicità infinitamente trascendente e amorosamente amante, nell’assaporamento beatissimo della Famiglia Divina, dove, in ricreazione infinita, le mie tre divine Persone si sono un giubilo d’amore nel loro gaudio eterno…

Oh, quant’è felice Dio…! Tanto, tanto, tan­to…! che io muoio di gioia solamente per il fatto di sapere un pochino quanto Egli si è felice.

Se qualcuno cerca la felicità, venga alla Bocca della fonte e percepirà il Cantico di giubilo infi­nito che è Dio; e romperà in una gioia incom­prensibile davanti al bene dell’Amato, godendo nel fatto che Dio è felice ed essendo totalmente contento davanti all’irradiazione felicissima dell’Essere, che perfino sulla terra, lo renderà beato.

Gli uomini hanno lasciato Dio, che è Fonte di vita divina, e “si sono fatti cisterne rotte” con le quali la loro sete diventa ogni volta più impla­cabile e la loro tortura più triste; perché, perdendo Dio e vivendo senza di Lui, camminano riarsi nel deserto, dove il fuoco delle passioni li accecò, non potendo così imbattersi nella Fonte della Vita, né nelle sue refrigeranti acque di feli­cità amorosa.

Anima sacerdotale, non ti guardare. Gioisci con me nel fatto che Dio è felice; rallegrati dicendo con l’Arcangelo: “Chi come Dio…?!”

Se “dimentichi il tuo popolo e la casa di tuo padre, il Re ambirà la tua bellezza”. Rivolgiti a Lui e vedrai quanto è felice e quanto ti fa felice. Dimenticati per entrare nel gaudio del tuo Signore e sapere quant’è beato Dio.

Tu che dici di amare, gioisci nel fatto che il tuo Dio è felice benché tu non lo senta, benché tu non lo sperimenti, benché mai lo abbia sentito. Questo non importa. Non dici che ami Dio?  Ebbene l’amore gioisce nel bene dell’amato, non perché questi gli si dà, ma perché il suo amato è felice.

Dimenticati di te e gioisci, non nel fatto che tu sperimenti Dio felice, bensì nel fatto che Dio è felice; non nel fatto che tu lo sappia, ma che Egli lo sia; non nel fatto che tu ne godrai, ma che Egli ne gode. Infatti hai dimostrazioni d’amore date dall’Amore infinito, giacché, senza aver bisogno di te per niente, e uscendo da sé -senza uscire-, saltò alla terra per mostrarti il suo amore e renderti felice, arrivando a dare la vita per te sulla croce, dove intonò per te il suo cantico di oblìo totale, insegnandoti così a non guardarti ed a guardare Lui.

Anima sacerdotale, esci da te stessa, vieni con me alle regioni eterne, e lì, che tu senta o meno, gioisci nel fatto che Dio è felice, intonan­do quel “solo Dio!” che tutti i beati cantano all’Immenso, davanti alla sorpresa eterna della Felicità infinita che rompe in Tre.

Quant’è felice Dio…! Chi come Lui? Chi può aumentare la sua felicità nemmeno di un api­ce…? Chi, da se stesso, può fare tanto felice qualcuno…? Solo Dio!

La mia anima innamorata ha bisogno di cantare, in un giubilo di amore glorioso, la felicità eterna del mio divino Amore, affinché tutti gli uomini attratti dall’odore dei suoi profumi, corrano dietro a Lui per glorificarlo, gioendo nel fatto che Dio sia Dio.

Quant’è felice Dio e quanto sono felici tutti i beati di sapere Dio tanto felice!, giacché il loro amore puro, stando nel suo centro, è eterna­mente beato con il gaudio del Bene amato.

Oh, quant’è contento Dio e quale gioia ha la mia anima, senza poterlo dire e senza poterlo sapere, per il fatto che Dio si sia così conten­to…!; ma io so che il mio Dio è felice e questo mi basta, senza sapere

Chiunque tu sia, non ti guardare!, ché Lucife­ro, per essersi guardato, cadde. Spicca il tuo volo e grida con l’arcangelo S. Michele: “Chi come Dio…?!” Ed allora potrai aspettare quel giorno eterno, nel quale la Felicità infinita, avvolgendo il tuo essere, ti renderà eternamente beato, perché nell’esilio, senza sapere, dimentico di te, gioen­do nel fatto che Dio è felice, lo avrai glorificato con questo grido amoroso di gioia: “Chi come Dio?!”

 

Amore… quant’è povero il mio cantico al tuo Amore infinito! Io ti canto senza sapere e senza poterti dire…! Quanto più dico di te, più ti profano…!

Ma io non voglio essere “la voce di colui che grida nel deserto”; poiché, se io conseguissi che soltanto un’anima ti amasse un pochino di più, darei per ben spesa tutta la mia vita in questo cantico di amore che mi immola, nel quale il tuo Amore mi pone, e in questo inno che hai fatto del mio essere e che io intono a te, senza sapere.

Sì, tutta la mia vita un canto per cantare Dio, per dire la sua gloria fino a morire d’amore.

Tutta la mia vita un canto a gloria di Dio nel seno benedetto della mia Madre Chiesa, cantando la gioia del mio divino Sole.

E benché nessuno se ne accorga e benché nessuno mi ascolti, la mia vita sarà un cantico alla gloria di Dio…

Tutta la mia vita un canto per dire la gioia del mio eterno Amatore, morendo di gioia nel sapere un pochino il contento di Dio.

Amore… Amore…! Tutta la mia anima dono al tuo Dono, che, in risposta amorosa, ti dice: grazie, Amore, che Tu sia tanto felice, che Tu sia tanto beato senza di me, in te…! Grazie, Amore! Io nulla ho, io nulla so. Posso soltanto, in risposta d’amore alla tua felicità, ridonarti il mio dono di gioia al tuo Dono.

Che silenzio nell’essersi dell’Essere…! Quanto sono gioiosi tutti i beati con la gioia di Dio…!

Almeno voi, mie anime figlie, venite e gioite nel fatto che Dio è felice. Venite a questo festino dell’amore eterno, dove tutti gli angeli e i santi, in una letizia canora intonano il loro: “Chi come Dio?!”

Oh, terribile sproposito quello di Lucifero!, che dopo essersi guardato e ribellato, deve stare eternamente in un “chi come Dio?!”, tra le oscurità mortifere dell’inferno…

Chi come Dio?!”, gridano i condannati davanti a questa terribile realtà che si è convertita per loro in tristezza indicibile, perché sulla terra, davanti al grido di “Chi come Dio?!”, risposero, guardando se stessi: Chi come me…?

Chi come Dio?!”, grida il Purgatorio, in una speranza di amore che promette a coloro che vi si trovano di arrivare un giorno a godere solo nel fatto che Dio sia Dio. “Chi come Dio?!”, dicono tutte le anime che stanno purgando il disamore all’Amore infinito per avere guardato se stesse.

Tu, anima cara, chiunque tu sia, sei ancora in tempo. Qual’è il grido che sfugge dal tuo essere, davanti alla gioia eterna ed al giubilo di Dio che io ti canto…? Non ti guardare!, perché dalla via del Purgatorio alla via dell’Inferno c’è un passo; e dall’Inferno al Cielo, un grande abisso che sepa­ra il grido glorioso di: “Chi come Dio?!”, che in giubilo eterno si canta all’Amore Infinito, dal gri­do disperante di: “Chi come Dio?!” che tutti i condannati intonano per forza, in una tristezza totale e in una disperazione assoluta di amarezza e rimorso eterni.

Anima amata, figlia della mia anima Chiesa, grida: “Solo Dio!” piena di gioia, affinché il tuo grido si converta in gaudio che glorifichi l’Im­menso nel suo contento eterno. Gioisci nel fatto che Dio è felice. Dimenticati di te qui per trovar­ti lì nella gioia dei beati.

Figli, non vi guardate…! Solo Dio…! ché, se qualcuna delle mie pecorelle si smarrisce, avremo tolto molta gloria all’Infinito.

Amore, la mia anima con tutte le mie anime -tutte, tutte le anime sono mie- si presenta a te implorando la tua pietà e, come profumo odoro­so salendo verso di te, ti grida: Tu solo Santo, Tu solo Altissimo, Tu solo Signore; a te sia data la gloria per infiniti secoli!

Dio mio… Quanto sono felice che Tu sia tan­to felice!; e che pena ho che le anime, davanti al mio preconio del tuo amore infinito e del tuo gaudio eterno, rimangano indifferenti!

Ascolta però, Amore: finché il mio esilio si prolungherà io sarò un cantico di amore e di gioia al tuo giubilo infinito, dandoti il mio dono, anche se, davanti al mio cantico insistente, molti rideranno ritenendolo vaneggiamento.

Amore…! Amore…! Prendi il mio dono di ri­sposta amorosa al tuo Dono; prendi il mio canto in risposta al tuo Cantico di giubilo infinito.

Che gioia ho che Tu sia tanto felice in te, sen­za di me, da te! E questo è il mio gaudio. Infatti io non ho altro gaudio che godere nel sapere quanto felice sei e nel gridare: “Chi come Dio?!”, dall’esilio in cui mi trovo, per cantare te.

Amore… Amore…! Silenzio…! Adorazione…!, che, nel suo giubilo eterno di gioia canora e di amore infinito, Dio si è felice…!

Quant’è felice Dio…! Chi come Lui?

 

Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia.

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