Scritto di MADRE TRINIDAD DE LA SANTA MADRE IGLESIA,

del 17 gennaio 1960, intitolato:

IL GRANDE MISTERO DELL’INCARNAZIONE

L’umanità di Cristo è la sposa del Verbo, la compiacenza e la ricreazione delle tre divine Persone; creazione nuova, nella quale e per la quale, lo stesso Dio Altissimo, facendosi Uomo e perdonando la colpa che l’uomo aveva commesso contro l’Infinita Santità, può manifestarci i misteri reconditi del suo adorabile essere, in canzone d’amore.

Cristo mio!, quali sfumature quasi infinite hai messo nella tua umanità, facendo di te stesso la meraviglia, che canta, attraverso la tua voce umana, le infinite perfezioni e gli incomparabili arcani del misterioso essere di Dio.

Anima di Cristo, nella quale lo stesso Dio, guardando il suo Verbo, plasmò, come nuova creazione, al di sopra di tutto ciò che è creato e in modo finito, tutte le infinite perfezioni e sfumature che, nel suo semplicissimo essere, Egli si è… Quale partecipazione e trasformazione la tua in ciascuna delle perfezioni infinite che, in infinità di sfumature, erompono, per infinità di perfezioni, in una sola e semplice perfezione…!

Quale concerto di armonie è l’umanità del mio Cristo!, lira finissima dove lo stesso Verbo della Vita suona la sua armonia per manifestarsi in parola agli uomini.

O finezza indicibile di Cristo…! O Canto-Amore del mio Sposo…! O concerto armonico dell’anima del Verbo…! io voglio mettermi oggi, attratta dall’odore dei tuoi profumi, ad ascoltare, in preghiera intima e amorosa, le tue vibrazioni profonde di fronte al tuo contatto ipostatico con il Verbo e al tuo contatto amoroso con il Padre di fecondità infinita e con lo Spirito Santo, nel quale Tu, o Verbo Incarnato, ardevi e ardi, in un delirio di amore, nelle fiamme impetuose del suo essere Persona-Amore nella Trinità.

Cristo mio, su, dammi lo Sguardo con cui Tu guardavi, e la tua stessa Parola, e il fuoco dell’Amore in cui ardi, perché io dica qualcosa, o mio Dio Incarnato!, di ciò che, come anima-Chiesa, scopro nella tua anima santissima.

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O creazione della natura umana del mio Cristo…! Tutta la Trinità, nel suo essersi immutabile, sta come in un delirio di amore infinito, rapida e gioiosa, ingioiellando e adornando, abbellendo e arricchendo quella creatura che, uscendo dalle sue mani, doveva essere la lira finissima attraverso la quale lo stesso Verbo della Vita avrebbe dato il suo suono di divinità a tutti gli Angeli e a tutti gli uomini.

Giammai nessuna creatura, fino ad allora, aveva vibrato e aveva risuonato, in una vibrazione quasi infinita, l’infinità eccelsa dell’In­creato.

Che concerto di perfezioni…! Tutta la creazione contenuta in Cristo; tutte le perfezioni create, ricapitolate nel Verbo Incarnato; e tutte le infinità dell’essere del Dio increato, plasmate partecipativamente nell’anima di colui che doveva essere il Verbo della Vita…

O meraviglia di luce indicibile…! È la Luce Increata che, investendo amorosamente per mezzo dello Spirito Santo l’umanità di Cristo, la adornò e la fece così bella, così bella!, che lo stesso Verbo Infinito, non potendosi contenere oltre, davanti al fuoco impetuoso dello Spirito Santo che lo spingeva e del Padre Amore che lo inviava, si unì ipostaticamente a quella creatura che, quale arpa finissima, all’unirsi al Verbo della Vita, ripercuotendosi in lei quest’unione intima e profonda tra Dio e la sua creatura, così intimamente si fusero, che, nella pulsazione infinitamente amorosa di quell’incontro divino, il Verbo del Padre, facendola fremere nello Spirito Santo, le fece emettere la sua stessa Voce di divinità per tutti gli ambiti del cielo e fino agli ultimi confini della terra.

E così si manifestò, mediante la natura umana di Cristo, quel Concerto eterno di finezze indicibili che, in silenzio, il Verbo sta cantando in uno scoppio di essersi infinito e in un silenzio inalterabile di essere essenzialmente semplicissimo e silenzioso.

Cristo mio, che silenzio nella tua anima, e in che silenzio il mio essere deve ascoltarti per captare le tue divine vibrazioni…!

– In silenzio…! «Condurrò l’anima alla solitudine e lì parlerò al suo cuore». Alla solitudine del mio essere, della mia intimità, della mia partecipazione; alla mia solitudine, dove, da sola con me, percependo il suono del mio concerto, vibrerà con il mio stesso vibrare, partecipando della mia eterna armonia.

O natura umana di Gesù…! Così intimamente e strettamente si è unito a te il Verbo della Vita, e tu a Lui, in un adattamento come infinito, che le sue più impercettibili vibrazioni si ripercuotono su di te; essendo il tuo vivere quello dello stesso Dio Altissimo e non potendo essere altro, giacché a Dio ti sei unita ipostaticamente nella persona del Verbo.

E, perdendoti nell’essersi dell’Essere, entrasti per la tua contemplazione, nello stesso istante della tua unione ipostatica, nel silenzio armonioso dello stesso essersi di Dio. E lì, inabissandoti nella sua soavità verginea, immersa e saturata nelle correnti eterne e nella fecondità semplicissima della sua vita, tu, godendo in una partecipazione unica, delirante d’amore, nella vibrazione infinita del Verbo del Padre, ti perdi nelle eterne correnti del seno del Dio Altissimo.

Che estasi d’amore, o Cristo mio, quella della tua anima nell’istante stesso in cui è creata, la quale partecipando quasi infinitamente di Dio, in saturazione perfetta e inondazione totale, vede che, per la sua trasformazione nell’essersi di Dio, partecipa come cosa propria per il suo sposalizio eterno con il Verbo increato di ognuno dei suoi attributi e perfezioni…!

Che matrimonio spirituale con lo stesso Dio santissimo…! Matrimonio perfetto, nel quale i mutui beni si donano e si ridonano come regalo infinito di nozze eterne.

Quale gaudio per l’anima di Cristo che, vivendo del gaudioso contento di Dio, vibrando all’unisono con le tre divine Persone nella gioia infinita della loro eterna felicità, partecipa in una maniera eminente di tutti e di ciascuno degli attributi e delle perfezioni dell’Infinito Es­sere…!

O anima di Cristo, che contemplavi faccia a faccia l’infinità infinita della fecondità dell’Es­sere divino…! Che gaudio eterno il tuo nel vederti la Sposa del Verbo, e, in quanto tale, che hai in pienezza e in saturazione, come cosa tua propria, i tesori inesauribili del tuo eterno Con­sorte…!

Con quale letizia, nello stesso istante in cui sei stata creata, avrai udito dal Verbo quelle parole che, incidendosi in te, operavano ciò che dicevano in un dirsi eterno, come donazione di Sposo in regalo di nozze, parole che ti sapevano di vita eterna: «Tutti i miei beni sono tuoi, e i tuoi, che Io ti ho dato, sono miei…»!

E quale non sarà stato il tuo contento al vedere che questo dire, per essere il dire del Verbo, era partecipazione dello stesso essersi di Dio che, nel suo pronunciarsi, ti si dava, giacché il dire di Dio è operare…!

E in quello stesso istante, rapita nell’impeto amoroso delle correnti eterne, ti sprofondasti con le divine pupille, nello stesso sguardo della tua Persona, nella contemplazione dell’essere divino, che, come regalo del tuo sposalizio, il Verbo Infinito ti dava in possesso: il suo stesso essersi eterno, che, in infinità di attributi e perfezioni, prorompe in infinità di sfumature che sono una sola perfezione. E inabissata e gaudiosa, delirante di amore, correvi, ardendo nelle impetuose fiamme dello Spirito Santo, per i più reconditi e misteriosi arcani del glorioso essere divino.

Che estasi d’amore la tua!, che, come creatura, e pur essendo creatura, passeggiavi saturandoti come signora dei tuoi possedimenti, ­essendo regina di Angeli e di uomini… E lì guardandoti, vedevi che tu eri amore dello stesso Amore, per giustizia, partecipando della stessa Giustizia che ti si effondeva amorosamente.

E creata per essere la Sposa unica del Verbo, vedendoti trasformata in tutti gli attributi del Dio increato, saltavi di gaudio nello Spirito Santo con la partecipazione dell’essersi eterno, vedendoti finezza della sua stessa finezza e godendo dell’altezza del Dio intoccabile, saturandoti nel silenzio, nella gioia, nella bontà… E in questo dirsi del Verbo in te, ti sentivi parola feconda, che cantava ed esprimeva il dirsi eterno del Verbo nel tuo essere.

Anima di Cristo, Sposa della seconda Persona dell’adorabile Trinità, dal primo istante del tuo essere contemplavi la vita divina! Non ci sono veli per l’anima del Verbo Incarnato! Non ci sono veli affinché Tu, Sposo mio, contempli le eccellenze infinite della tua stessa Persona! Non ci sono veli per l’umanità di Cristo, per la quale e mediante il suo sposalizio ipostatico, si sarebbe squarciato il velo del Seno del Padre affinché tutti gli uomini, superata la prova, potessero entrare in quel seno adorabile che Tu, per la tua unione ipostatica, ci avresti aperto! Non ci sono veli per la Sposa del Verbo In­carnato, perché, nello Sguardo infinito del fecondo Padre, dal primo istante del suo essere, intuiva, si saturava, si immergeva e penetrava negli arcani misteriosi dell’essere di Dio!

Lo sguardo di Cristo, perso nello Sguardo del Padre, contemplava nel suo guardare l’Essere Infinito del suo essersi glorioso. Quali trasporti d’amore all’assaporare, in quel solo guardare eterno del Padre fecondo, le ricchezze interminabili e insospettate delle eccellenze dell’essere divino…! Come, inabissata nella contemplazione eccelsa di Dio, avrai prorotto in un: «Santo»! eterno, e come, in quello sguardo, ti sarai persa in un’estasi ininterrotta di amore e di saturazione suprema nel seno della Trinità…!

Come potranno le mie labbra umane esprimere la tua estasi eterna davanti alla contemplazione di Dio? Come potrò esprimere con le mie rudi parole gli arcani misteriosi e le profondità insondabili nelle quali il tuo sguardo pulito e penetrante si sprofondava? Come potrò dire, nel mio dire limitato e finito, o umanità di Cristo, il tuo dire, come frutto della tua contemplazione, nella tua stessa Persona?

Tu, o Verbo della Vita, ditti nel mio essere di vergine innamorata, affinché io possa dire qualcosa del gaudio quasi infinito che saturava la tua anima!

Lo stesso Padre, che non ha alcun compiacimento al di fuori del suo Verbo, ti ha regalato in possesso eterno ed in donazione totale, il giorno delle tue nozze, il suo stesso Sguardo, con il quale tu, come cosa tua, puoi contemplare senza veli la sua stessa bellezza infinita.

Ti ha dato anche il suo stesso essersi eterno perché tu lo possegga; e nel suo stesso essersi, hai ricevuto come regalo lo stesso essere di Dio per partecipazione.

E se non bastasse, come regalo di nozze, il Dio Altissimo ti ha dato che gli uomini siano, in te e per te, «dèi e figli tutti dell’Altissimo».

Giorno dell’Incarnazione…! Giorno di regali, di feste, di nozze eterne tra il Creatore e la creatura…

Il Creatore arricchisce la sua creatura così infinitamente, che questa, delirante d’amore, prorompendo per la sua stessa Persona in un Cantico infinito, canta il Cantico nuovo, il Can­tico magno, in un grido giubilante di partecipazione; e, in questo Canto, dice al Padre quanto glorioso, infinito, fecondo e Padre si è.

Natura umana di Cristo, persa, inabissata, arricchita e ingioiellata da tutta la compiacenza del Dio Altissimo che amorosamente si riversa su di te, che cosa avrai pensato vedendoti così innalzata? Che giubilo-amore ti avrà trapassato nelle fiamme letificanti dello Spirito Santo…! Come, davanti all’impotenza del tuo limitato essere, in partecipazione dell’essersi infinito, avrai posto la tua bocca nella bocca del Verbo, per scoppiare infinitamente in un Cantico di amore e di lode all’Essere divino…! Sì, come, abbracciata e unita ipostaticamente al Verbo Infinito, avvalendoti della tua Persona, sarai scoppiata, cantando d’amore, in un’esplosione gloriosa, come avrai sfogato tutta la tua esigenza di cantare a Dio e come avrai riposato nel vedere che, nella tua stessa Persona, lo cantavi infinitamente, gli cantavi il Cantico nuovo, il Cantico magno che solamente Dio può cantarsi…!

Cristo mio, canti al Padre nella tua Persona la Canzone infinita di essersi glorioso che Egli solo può cantarsi nel suo Verbo!

Che abbraccio quello dell’umanità di Cristo con il Verbo della Vita…! Che colloqui di amore in sposalizio eterno, bruciata nelle impetuose fiamme dello Spirito Santo che l’avvolgevano, la saturavano e l’univano al Verbo, suo Sposo…!

Come, delirante di gioia, aderita a tutti i movimenti del Verbo, non avrai avuto altro vivere che il suo vivere, e per esigenza della tua unione con Lui, non potevi fare altra cosa che quella che Egli faceva…! E, come frutto della tua contemplazione con il Padre e della tua canzone con il Verbo, bruciata nelle impetuose fiamme dello Spirito Santo, tu scoppiavi nel Verbo, cantando al Padre, e il Verbo scoppiava attraverso di te cantando agli uomini. E non solo Tu, Cristo mio, canti, essendo Uomo, a Dio come lo stesso Dio, bensì canti infinitamente, come Dio, agli uomini.

Cristo mio…! Ponte unico attraverso il quale gli uomini vanno a Dio e attraverso il quale Dio si dà agli uomini…! […]

Ormai Dio, sì, ormai Dio ha un Uomo che, essendo Uomo, è Dio…!

Ormai Dio ha un Uomo che, essendo Dio, è uomo…!

Ormai il Cielo ha un Uomo che è il Verbo della Vita…!

Ormai la terra ha, in un Uomo, il Verbo del Padre…! […]

Oh, il momento dell’Incarnazione…! Vedo l’Uomo che è Dio e Dio che è Uomo…! E non lo posso spiegare…!

Vedo la differenza totale delle due nature…! e l’unione delle due nature in una sola Per­so­na…! […]; Dio che è Dio, separato ad una distanza infinita dalla natura umana di Cristo… E che per la sua unione ipostatica, intima, Cristo è Dio… E non lo posso spiegare! […]

Signore, annientata e oltrepassata la mia capacità, davanti alla tua infinità e a ciò che mi rimane da comprendere, ardendo con lo Spirito Santo per aver penetrato con lo sguardo del Padre, e per la mia partecipazione con il Verbo, come espressione di questo stesso Sguardo, la grande realtà del mio Cristo, ti adoro!

Il Verbo sta cantando nel Cielo la sua Canzo­ne infinita, che Egli, come Verbo, canta eter­namente. Ormai il Verbo Incarnato, scoppio espressivo dell’essere di Dio, sta cantando la Canzone infinita agli uomini…!

Che gaudio, che gioia e che contentezza, vedere che Cristo canta la Canzone infinita che solo Dio può cantarsi, e la canta a Dio e agli uomini…!

O mistero terribile dell’Incarnazione…! O mistero di compiacenza di Dio nei confronti dell’uomo…! O mistero di amore del Creatore per la creatura…! Oh, mistero di regalo infinito con cui lo stesso Dio Altissimo regala all’uomo attraverso Cristo, da Maria, la sua stessa divinità…!

Cristo mio, come sei terribile…! Come ti vedo…! Io ti adoro, poiché sei l’Increato per la tua Persona divina, creato nella tua natura umana…! Dio-Uomo…! Uomo-Dio…! Mistero dell’In­carnazione…! […]

Gesù, filigrana dell’Amore Infinito…! Oh, Verbo mio Incarnato!, dammi la tua Parola per esprimerti adeguatamente lodi amorose. Tu sei il mio Cristo e sei il mio Verbo e sei il mio Dio…! Datti a me, nel tuo esserti Dio-Uomo, affinché possa dire te nella tua Parola ed amarti nella tua Persona.

Il Padre, il Verbo e lo Spirito Santo si stanno effondendo compiaciutamente sull’umanità di Cristo in un bacio infinito, che stanno depositando in essa per mezzo dello stesso Spirito Santo.

Com’è terribile il mistero dell’unione di Dio con l’uomo nel seno di Maria…!

Come amano le tre divine Persone la natura umana di Cristo…! Il Padre si sta effondendo impetuosamente su di essa nella corrente divina del suo Sguardo eterno. Il Verbo, Immagine perfetta del Padre, Espressione massima della divina Sapienza, si è incastonato in essa in un’unione ipostatica indicibile, rendendola sposa amata e unica del suo essersi Parola. E lo Spirito Santo, uscendo rapido e contento dalla compiacenza del Padre amorosa e paterna che si riversa su di essa, e dal Verbo sposato con essa, si lancia innamorato e rapito dalla bellezza del suo volto, baciandola nell’infinito Bacio di unione trinitaria e bruciandola nelle sue fiamme impetuose.

O umanità di Cristo, che sei l’umanità del Verbo Incarnato…! Come ti vedo introdotta nella vita della Trinità…! Sei il riflesso perfetto dello stesso Dio Altissimo, specchio immacolato dove si guardano e ricreano le tre divine Per­sone.

Cristo mio, ti vedo introdotto nella Famiglia Divina, poiché, pur vedendoti a una distanza infinita dalla Deità nella tua natura umana, per la tua Persona sei Dio.

Spirito Santo, brucia, brucia l’anima del Ver­bo della Vita… Spirito Santo, bada però che è creatura, e se la bruci nell’impetuoso fuoco con cui la ami, la ridurrai al nulla. Ma no!, ché il suo Sposo, il Verbo della Vita, la sostiene perché Tu possa scaricare su di essa l’impeto infinito del tuo amore.

Spirito Santo, bada però che è piccola, e se ti sente arrivare nella tua corrente infinita ed eterna per avventarti su di essa, al contemplarti, tremerà davanti alla maestà sovrana del tuo essere glorioso. Ma no!, perché è lo stesso Padre amoroso con il suo cuore paterno a darle il suo Sguardo, affinché ti contempli, e a proteggerla all’ombra delle sue ali; rendendola forte con la sua stessa fortezza, Colui che è «Re dei re e Signore di coloro che dominano».

Spirito Santo, ma Tu sei Amore amoroso e sulle tue stesse ginocchia la culli, accarezzandola, festeggiandola e baciandola, nello stesso bacio di tenerezza infinita con cui baci il Padre, il Figlio e baci Te stesso nel tuo seno, nel tuo esserti Amore fecondo e glorioso…!

Anima di Cristo, tu, al vederti così vezzeggiata e amata, eletta e festeggiata nel grembo dell’adorabile Trinità, come sarai saltata di gaudio, di amore, di gratitudine, di annientamento, di contentezza, davanti al Dio infinito che così amorosamente si effondeva su di te…!

Come tu, che contemplavi con il Padre, e partecipavi e ti immergevi nelle correnti infinite del suo essersi eterno, avrai prorotto in un grido di trasformazione cantando le eccellenze incomprensibili e inconoscibili per noi, ma conosciute da te in un gaudio eterno…!

E come tu, ardendo nelle impetuose fiamme dello Spirito Santo, sarai corsa dal seno del Padre al seno del Verbo, baciando con la sua stessa Bocca il petto dell’Altissimo…!

E, fatta una cosa con il Verbo, che è la tua Persona, addentrata nel seno del Padre, lì dentro avrai intuito segreti sorprendenti e incomprensibili della sua paternità, che né gli stessi Angeli né alcun uomo potranno mai arrivare a intuire, per la loro capacità di distanza quasi infinita dalla tua… E lì, intuendo con lo Sguardo del Padre, ti sarai sprofondata negli arcani silenziosi del suo essersi silenzio; e, letificante di amore, sarai corsa dal seno del Padre al seno della tua stessa Persona, cantando, per partecipazione, in trasformazione gloriosa dell’essere divino.

Oh, Cristo mio!, quale sarà stato il tuo annientamento davanti alla missione per la quale Dio ti sceglieva di essere l’Araldo dell’Amore Eterno…?

Gesù, mio Verbo Incarnato, oggi ti amo di più perché ti conosco di più, e davanti alla mia conoscenza e amore, ciò che mi resta da conoscere, lo adoro.

Gesù, capacità infinita nella tua Persona divina e capacità limitata nella tua natura umana, al vederti partecipare, nella tua natura umana, della vita della Trinità in quella maniera così eminente e così colma di regali, la tua capacità finita di Uomo, amando, conoscendo ed esprimendo la stessa vita della Trinità, come avrà prorotto in un’estasi davanti al Dio increato, per esigenza della sua stessa contemplazione gloriosa, in adorazione profonda della tua natura umana, davanti alla tua natura divina…!

La tua natura umana, piccolina, sarà caduta annientata sotto il peso terribile della conoscenza e dell’amore di Dio, adorando come frutto della sua contemplazione amorosa e irrompendo in un: Santo! eterno.

Per esigenza del tuo essere creatura, davanti all’Increato, e stando ricolmo nella tua capacità creata, saturo e stretto dal Dio Altissimo, eccedendo infinitamente il Dio increato il tuo essere creato, prorompevi in un’adorazione eterna di annientamento amoroso; e adoravi tutto quello che, per essersi Dio l’Essere infinito, ti rimaneva da abbracciare.

L’adorazione è l’estasi dell’amore. Quando l’amore ha colmato il suo limite e ormai non ne può più, adora. Essendo Dio infinito ed eccedendo la capacità dell’amante, questi, soggiogato d’amore, piombato giù e annientato dalla pienezza del suo essere davanti all’Infi­nito, cade adorante e adora ciò che gli rimane, trascendendo.

E l’anima di Cristo, del mio Sposo, del mio Gesù, introdotta e tuffata, gioiosa e contenta, persa e inabissata, letificante di amore davanti al Dio increato, contempla, esprime e ama secondo la sua capacità quasi infinita, e adora quello che le rimane da conoscere, esprimere e amare.

Cosicché la vita di Cristo sulla terra è stata un conoscere, ricevere, rispondere, esprimere e amare Dio, e un adorarlo in ciò che conosceva e in quello che gli rimaneva da conoscere.

E come frutto di questa vita, messo faccia a faccia di fronte a Dio e faccia a faccia di fronte agli uomini, esprimeva Dio nel cielo, come Uomo; e come frutto della sua contemplazio­­ne in amore glorioso, come conseguenza immediata di quella conoscenza, espressione e amore, rivolto verso gli uomini, irrompeva in espressione verso di loro, ridonandosi con tutti al Padre in risposta di adorazione gloriosa e riparatrice, che in Lui era infinita per essere la sua Persona la seconda dell’adorabile Trinità.

Gesù, per l’unione ipostatica delle due nature, essendosi il Verbo della Vita Incarnato, già sta cantando a Dio, e, facendo la stessa cosa che fa nel Cielo, cantando agli uomini: «Tutto ciò che ho udito dal Padre, l’ho fatto conoscere a voi». Poiché non è che Gesù cantasse una canzone a Dio e un’altra agli uomini, no; bensì Egli, come Persona, con la sua bocca dice a Dio infinitamente la stessa cosa che dice agli uomini, poiché non avendo Gesù altra persona che quella del Verbo, che è il Cantore infinito nel Cielo e sulla terra, lo stesso Canto e la stessa Espressione che Egli si è al Padre, ripercuotendosi nella sua umanità, lo è agli uomini.

Il Verbo, Parola infinita del Padre, prende la sua natura umana come altoparlante per continuare a cantare a Dio nell’Uomo e cantare all’uomo, da Dio, la sua vita eterna. Canzone che Egli lasciò depositata nel seno della Chiesa, attraverso Maria, per prolungare la sua missione di dirci la sua vita durante tutti i secoli; canzone che la Chiesa, unita a Cristo, nella sua Liturgia, rivolta verso il Padre, gli canta durante tutti i tempi, essendo la Chiesa quella che continua il cantico di Cristo a Dio e alle anime.

Grazie, Signore, per avermi mostrato oggi il mistero dell’Incarnazione dal seno di Maria, e così aver conosciuto le grandezze di Cristo e le grandezze della maternità di Maria tanto sconosciute!

Grazie, Madre, per avermi accoccolato nel tuo grembo e sostenuto con la tua maternità perché non morissi al contemplare il grande mistero dell’Incarnazione!

Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia

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