Una lettura per la preghiera e la meditazione su come vivere la fede nella vita quotidiana: anime piene di Dio che Lo comunicano con la loro vita e con la loro parola, e che fanno conoscere il Suo amore a chi li circonda. Un percorso per crescere nella vita spirituale ed essere Chiesa in mezzo al mondo
MADRE TRINIDAD DE LA SANTA MADRE IGLESIA,
Brevi frasi e paragrafi nati spontaneamente nella preghiera,
dal libro “FRUTTI DI PREGHIERA. Retagli da un diario.”
TESTIMONI VIVI DI CHIESA IN MEZZO AL MONDO
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IL RIEMPIMENTO DI DIO È SPINTA IRRESISTIBILE A FARLO CONOSCERE
1.942. Quanto è grande il mistero di Dio in Lui e nella sua manifestazione verso fuori! Questo mistero è tanto profondo, divino ed eterno, che l’anima che lo scopre diviene sorgente di vita in saturazione dell’Infinito e in comunicazione verso gli altri delle correnti abbondantissime che impregnano il suo essere. (9-12-72)
1.943. Il contatto dell’Infinito riempie l’anima e, nel suo riempimento, sentiamo la necessità di rendere partecipi del nostro gaudio tutti coloro che ci circondano; perché l’amore divino che ci penetra è effusione su tutti gli uomini. (18-8-73)
1.944. Chi possiede Dio vive della sua sapienza amorosa nel gaudio dello Spirito Santo, il quale ci riempie della abbondanza dei suoi doni per manifestare agli uomini il vero messaggio di Cristo. (17-12-76)
1.945. Chi vive del soprannaturale lo comunica; in ciò si distinguono i veri figli di Dio da coloro che, con sguardo terreno, sono soltanto capaci di comunicare i beni di quaggiù. (17-12-76)
1.946. Quanto più conosciamo Dio, tanto più lo ameremo; ma ancor più si aprirà nelle nostre anime la necessità urgente di farlo conoscere e di farlo amare, in pene amorose, perché i suoi né lo conoscono, né lo amano, né lo ricevono. Il vivere di Cristo è stato un mistero d’amore e di dolore. (14-2-76)
1.947. Nella misura in cui l’Eterno mi inonda col suo amore, amo tutti gli uomini e ciascuno, secondo il piano della sua volontà in relazione a me e a ciascuno. (13-1-77) 1.948. Voglio l’Essere in ciò che è, come è e per ciò per cui è; ardendo in ansie trafiggenti per il totale incontro del suo eterno possesso; ma la sua volontà, incisa a fuoco nel recondito dell’intimo del mio spirito sempre con lo sguardo posto solo in Lui, mi manda a cercargli anime, gloria per il suo Amore sconosciuto dalla maggioranza schiacciante degli uomini. (13-2-77)
«IL TUO ZELO MI DIVORA»
1.949. Io sono Chiesa, e, per questo, amo Dio e cerco tutti gli uomini per riempire le loro anime della giustizia e dell’amore veri. (17-12-76)
1.950. Dove sono i figli di Dio, pieni di fede, speranza e vera carità? «Per me la vita è Cristo e il morire un guadagno»; devo però cercarli e, perciò, devo vivere e non morire. (30-10-76)
1.951. Voglio vivere, per aiutare la Chiesa, soffrendo. Non voglio morire, volando all’eternità, per amore alla mia Chiesa. Voglio vivere, benché tanto mi costi aspettare il giorno del mio incontro con Dio…! (30-10-76)
1.952. O Signore!, l’amore che ho per Te mi divora in necessità urgente di far conoscere i tesori della mia Chiesa santa. (11-5-61)
1.953. La mia missione è cantare, cantare…! cantare la ricchezza della Chiesa mia! Per altre cose non ho né tempo né posto nel mio spirito. (2-6-65)
1.954. Porto dentro un fuoco che mi brucia il midollo dell’anima in necessità d’essere ascoltata dai membri della Chiesa mia. (27-1-65)
1.955. Dio, ogni volta che lo cerco, lo trovo; ma non trovo il modo di dare alle creature tutto ciò che Egli per loro mi comunica, chiedendo loro ridonazione di risposta. (25-4-75)
1.956. Ho bisogno di ricevere l’acqua viva dal seno della Trinità e di lasciar scorrere le sue fonti per quei canali che il Signore mi apre; e quando, per quello che sia, non lo posso realizzare, mi sento opprimere dai portoni del silenzio; questo, a volte, si fa così penoso, che esperimento come se stessi per morire in strettezze per le torture che produce alla mia anima il contenere l’impeto della forza dell’alto. (8-1-77)
1.957. Signore, quando ti amo tutto mi sembra nulla davanti alla necessità terribile che mi infuoca di far conoscere te nel seno della Chiesa. (11-5-61)
1.958. Dio mio, che io solo dica te in tutto il mio essere, perché non si fermino in me, ma, calpestando questo gradino, salgano ascendendo a te così divinamente, da vivere della tua infinita ed eterna Trinità. (16-9-61)
1.959. Che io sia tanto te, che coloro che vengano da me a cercarti, sempre ti trovino. (22-8-61)
PREGHIERA E APOSTOLATO
1.960. Quando, nell’assaporamento dell’orazione si gusta quanto buono e dilettoso è il Signore, l’anima vorrebbe gridare a tutti gli uomini il mistero infinito che Egli si è nell’occultamento silenzioso della sua vita trinitaria. (8-8-61)
1.961. Per sapere quello che è Dio e quello che fa, quello che siamo noi e quello che dobbiamo fare, dobbiamo accostarci al silenzio dell’Eucaristia e, infiammati nell’amore dello Spirito Santo, ci sentiremo spinti a donarci agli altri, per renderli partecipi dell’unica e vera felicità. (7-2-67)
1.962. Quanti pensano che non ci sia bisogno di fare preghiera, che Dio lo si trova soltanto negli altri! E così ci lasciamo ingannare da quel veleno velenoso dell’azione disordinata e disorientatrice! (7-2-67)
1.963. Il grande apostolato della mia vita è nell’orazione dove in atteggiamento sacerdotale giungo dovunque, e ottengo tutto ciò che chiedo, poiché chiedo ciò che Dio desidera darmi. (4-10-74)
1.964. Quando i lavori apostolici ci soffocano lo spirito, senza lasciarci tempo riposato per pregare, sono come la febbre che ci va debilitando fino a farci ammalare. (11-3-75)
1.965. L’uomo che non prega non conosce Dio né il suo piano eterno e, pertanto, non sa il modo perfetto di agire in relazione a Dio stesso e agli altri. (14-12-76)
1.966. Dici che predichi Cristo e non sei capace di vivere soprannaturalmente dei suoi misteri. Come osi dare un Cristo che non conosci, sfigurando così il volto della Chiesa, e convertendoti in scandalo e rovina delle anime? (17-12-76)
1.967. L’uomo che perde Dio si sconcerta e disorienta coloro che lo circondano. (17-12-76)
1.968. Poiché ti sei separato dal contatto con Dio, hai perso il tuo sguardo soprannaturale, si è oscurata la tua anima e ti sei convertito in predicatore della confusione, portando i tuoi fratelli all’oscurità di una notte fonda, senza speranze e senza amore. (17-12-76)
1.969. A te che ti sei consacrato al Signore per vivere di Lui e per comunicarlo, oggi, alla sua presenza, ti chiedo di entrare dentro la tua coscienza e di esaminare cosa ti spinge quando insegni agli altri; non sia che, invece di portarli per il cammino della Vita, precipitosamente tu li conduca alla disgrazia eterna. (17-12-76)
1.970. La confusione ci invade…! Appoggiamoci sul petto di Cristo, come San Giovanni nell’ultima Cena, per percepire il suo pensiero e renderci capaci di predicare con perfezione il messaggio che ci portò il Maestro. (17-12-76)
1.971. Se l’anima-Chiesa scoprisse assaporabilmente la sovrabbondante realtà che racchiude un Tabernacolo, quale forza creata sarebbe capace di strapparla dalla sua presenza? Solo la volontà infinita di Dio la separerebbe da lì, per lanciarla incontro agli altri uomini, spinta dalla necessità che la brucerebbe, di portarli tutti alle porte del Tabernacolo. (14-9-74)
NELL’ADEMPIMENTO DEL DOVERE C’È DIO AFFINCHÉ LO COMUNICHIAMO
1.972. Quando tu, per amore a Dio e agli altri, compi con perfezione il tuo dovere lì dove ti metta la volontà divina, sei un testimone vivo di Chiesa che illumina gli uomini, lanciandoli col tuo esempio all’incontro del Regno dei Cieli. (14-12-76)
1.973. Dio mi ha creato solo per Sé, perché lo vivessi in Sé e nella realizzazione del suo piano; per cui ogni cosa del giorno, fatta unita a Cristo per amore, ha un valore quasi infinito. (19-1-67)
1.974. Gesù, la Parola infinita del Padre, Colui che è per sua natura divina l’Architetto eterno, quando dimorò tra gli uomini, per confondere la superbia dei grandi, fu il Figlio del falegname che durante trenta anni manifestò al mondo la grandezza della sua missione nella perfezione quotidiana del compimento del dovere. (14-12-76)
1.975. La perfezione del cristiano non consiste nell’occupare un posto o l’altro nella società, ma nel vivere contento là dove lo metta la volontà divina. (14-12-76)
1.976. Colui che veramente conosce Dio e lo ama nell’impulso dello Spirito Santo ama gli altri e si converte, secondo la sua professione e stato, là dove lo porta il compimento della volontà divina, in una manifestazione perfetta di Chiesa, in un Cristo vivo che, nella semplicità del lavoro quotidiano, ci parla di vita eterna.
(14-12-76)
1.977. Dio mi creò per sé, mi chiama al suo seno e, attraverso di Cristo, in modo ansimante mi chiede anime per la sua gloria. Io devo portargliele per mezzo di una vita di sacrificio vissuta nella semplicità del compimento del mio dovere, giorno dopo giorno, lì dove la volontà di Dio voglia mettermi. (14-12-76)
1.978. Quanti Nicodemi vorrebbero seguire Gesù…! Ma, codardamente trascinati dal rispetto umano, si occultano per cercarlo di notte, non essendo capaci di dare davanti agli altri una testimonianza di Chiesa in mezzo alla nube di confusione che ci invade. (17-12-76)
1.979. C’è disgrazia più grande nella vita che non sapere se siamo graditi a Dio? E, come si può essere graditi a Dio quando non facciamo ciò che dobbiamo, secondo ciò che esige la nostra vocazione nel seno della Chiesa? (30-9-75)
ACCONTENTARE DIO E FARE FELICI GLI ALTRI…!
1.980. La mia anima-Chiesa è felice quando, nella perfezione del compimento del piano divino, ama tutti, procurando di far felici quanti mi sono attorno con il possesso perfetto dei beni di Dio. (14-12-76)
1.981. Io amo Dio, e per questo agonizzo in amore ai miei fratelli, specialmente per i più bisognosi, non potendo riposare finché non conseguirò che Dio sia tutto in tutti, secondo il piano perfetto della sua volontà infinita. (14-12-76)
1.982. La mia dimensione ecclesiale mi fa amare tutti gli uomini, chinandomi su quelli più deboli, sapendo che il più disgraziato è colui che non ha Dio; per cui mi lancio irresistibilmente alla loro ricerca, per renderli felici con il gaudio del possesso dell’Infinito, l’unico capace di riempire il cuore umano. (14-12-76)
1.983. Sentendo impressi nel mio spirito i battiti di Cristo, vivo e mi consegno per la gloria del Padre e per il bene dei miei fratelli; essendo tutta per tutti nella carità dello Spirito Santo che mi fa chiamare Dio Padre, e mi fa vivere unita a tutti coloro che mi circondano. (14-12-76)
1.984. Gesù, io ti adoro, cercando soltanto di darti riposo e di farti sorridere per la volontà del Padre totalmente compiuta su di me nell’amore dello Spirito Santo. (22-12-74)
1.985. Il mio gaudio consiste nel far sorridere te, Gesù, accontentandoti, e questo stesso realizzarlo con coloro che amo; so che questo comporterà per me grandi sacrifici, profondi silenzi e dolorosi sorrisi; Tu però, mio Amore infinito, tutto meriti. (7-1-77)
1.986. È tanto bello rendere felici coloro che amiamo, tanto! che il gaudio dell’amore puro, nel cielo, consisterà nel godere perché Dio è felice, e questo gaudio ci renderà beati per tutta una eternità. (7-1-77)
1.987. Io voglio far felici coloro che amo! Ed io voglio essere felice rendendo felici loro! E conseguirò ciò soltanto sorridendo nel silenzio della mia croce. (7-1-77)
1.988. Io voglio essere, per amore a Gesù e agli altri, un pagliaccio che faccia sorridere tutti, benché gli sanguini l’anima. (11-1-77)
1.989. Come è bella la missione del pagliaccio, se questa è per far godere gli altri prescindendo dai sentimenti del suo cuore! (11-1-77)
1.990. Oggi ho capito meglio me stessa: essere pagliaccio, gaudio di tutti, diffondendo allegria ovunque passo! E fare questo per amore a Dio e a tutti coloro che amo. Riderò benché pianga nell’anima, nel mio morire sempre sorridendo per rendere felici coloro che mi circondano. (11-1-77)
IL PIANO PERFETTO DI DIO SUL CREATO
1.991. Dio ci ha creati per possederlo nella fruizione perfetta di tutto ciò che, per aiutarci a raggiungere questo fine, ha messo alla nostra portata. Ma il cuore dell’uomo, separandosi dal Bene infinito, invece di cercare la gloria divina, egoisticamente vive per la sua propria gloria, attraendo a sé tutte le cose, a discapito, la maggior parte delle volte, della giustizia, della pace e dell’amore. (14-12-76)
1.992. Se vivessimo nell’inserimento della volontà divina, saremmo felici col possesso della ricchezza di Dio e con i beni della terra distribuiti equamente da fratelli. (14-12-76)
1.993. «Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto!». E perciò la superbia, l’ingiustizia ed il disamore, dominano e rendono schiavo il cuore dell’uomo. (14-12-76)
1.994. La mia anima-Chiesa, appoggiata nel recondito del petto di Cristo, con lo sguardo posto in Lui, penetra la verità dell’eccellenza infinita ed il piano perfetto dell’Amore eterno verso i suoi figli. E, in questo stesso sguardo, comprende quanto è terribile dire a Dio di «NO», per cui l’uomo rimane così intorpidito da vivere, nell’egoismo del proprio cuore, soltanto per sé, dimenticando il fine sublime per il quale è stato creato.
(14-12-76)
1.995. «Crescete e moltiplicatevi» possedendo la terra…, gli uomini però lottano tra loro per strapparsi ciò che l’Amore infinito abbondantissimamente ha dato per tutti. (14-12-76)
1.996. Il cuore dell’uomo, ottenebrato dal peccato, cerca soltanto la sua propria gloria in tutto, persino a discapito della gloria di Dio e della felicità pacifica e gaudiosa dei suoi fratelli. (14-12-76)
1.997. L’eterno Essente fa tutto bene, perché si è perfetto di per sé nell’intercomunicazione del suo Bene eterno. Ma l’uomo, separato dal pensiero divino, davanti allo sconcerto della rottura del piano del Creatore, giunge insensatamente a pensare che l’operare dell’Infinito non è perfetto, giacché lo conosce soltanto tramite l’agire degli uomini, per non avere scoperto il volto di Dio nell’oscurità della notte dell’esilio. (14-12-76)
1.998. Se tu conoscessi Dio, se scoprissi i suoi piani eterni, sapresti il suo attuare perfetto e, impregnato della luce della sua infinita sapienza, diverresti capace di giudicare le cose sotto il pensiero divino, vedendo in tutto la perfezione compatta del suo essere e del suo attuare. (17-12-76)
1.999. Dentro la creazione, tutti noi abbiamo il nostro daffare particolare, secondo il dono ricevuto dall’alto, per la realizzazione dei piani eterni. (14-12-76)
2.000. Il Creatore dà a ciascuno il suo dono proprio e, nella misura di questa donazione, dobbiamo rispondergli, estendendo per il profitto degli altri i frutti di questi doni. Soltanto così troveremo il vero senso che Dio ha voluto dare alla vita quando, uniti, ci creò e ci chiamò a vivere di Lui nell’equa fruizione dei beni della terra e della società. (14-12-76)
2.001. Dio, perfezione infinita, come artefice supremo della creazione, dà ad ogni uomo il suo dono particolare perché dia, dentro il concerto della stessa creazione, la sua nota. E se tutti e ciascuno di noi cercassimo la volontà divina nello sviluppo del nostro proprio dono, realizzeremmo, aiutandoci mutuamente, non soltanto l’opera della nostra santificazione, ma anche l’edificazione materiale e sociale del mondo in cui ci muoviamo. (14-12-76)
2.002. Se tutti gli uomini, secondo il proprio carisma ricevuto dal Creatore per il bene comune, si riunissero facendolo fruttificare a gloria di Dio e a beneficio degli altri, la terra si riempirebbe di beni, fruiremmo di una pace giustissima e, nel gaudio dello Spirito Santo, saremmo felici camminando verso la Casa del Padre.
(14-12-76)
FIGLI DI DIO E FRATELLI IN CRISTO CON TUTTE LE CONSEGUENZE
2.003. Dio è il Focolare infinito, la Famiglia eterna, e creò noi tutti per farci sedere alla sua mensa, dandoci da mangiare e da bere il cibo succulento della sua stessa divinità. (14-12-76)
2.004. Come posso chiamarmi cristiano se non vivo Cristo nella grandezza perfetta della sua dimensione, irradiando il messaggio della sua vita, essendo tutto per tutti ed essendo disposto, per amore al Padre e agli uomini, fino a dare la vita per loro, facendo ciò che Cristo fece? (14-12-76)
2.005. Il Verbo Incarnato si è fatto uno di noi per farci uno con Lui ed innalzarci fino al suo petto, dove vivremo come fratelli nell’abbondanza gaudiosissima della Casa del Padre. (14-12-76)
2.006. La Chiesa, che è il Focolare della grande famiglia dei figli di Dio quaggiù in terra, deve portarci a bere della divinità, facendoci vivere come fratelli in una giusta distribuzione di tutti i beni, per volare senza ostacoli all’incontro gaudioso della Famiglia Divina. (14-12-76)
2.007. Nella Chiesa, Corpo mistico di Cristo, fatti uno con Lui, e per Lui fra di noi, siamo figli di un medesimo Padre. Pertanto, come i beni spirituali della Casa del Padre sono per tutti i figli, così è anche desiderio in volontà di Dio che i beni della terra, usciti dalle sue mani, siano distribuiti nel modo perfetto che Egli desiderò. (14-12-76)
2.008. Per chiamare «Padre» Dio nell’impulso, nella pace e nel gaudio dello Spirito Santo, bisogna sentirsi fratello di tutti gli uomini, giacché il Creatore ha abbondantissimamente ricolmato la terra di beni usciti dalle sue mani, per una ripartizione perfetta tra tutti i suoi figli. (14-12-76)
2.009. Come potrà chiamarsi vero figlio di Dio, colui che non si preoccupa del problema spirituale e materiale dei suoi fratelli…? Questi non conosce il cuore del Padre, che vuole fare felici gli uomini con il perfetto possesso di tutti i suoi beni. (14-12-76)
2.010. Membro della Chiesa, vivi Cristo, chiama Dio Padre amorosamente nello Spirito Santo, abbraccia nella tua anima tutti gli uomini; ed allora godrai assaporabilmente la pace che il mondo non può dare.
(14-12-76)
2.011. Se Cristo, per amore al Padre e ai suoi fratelli, è nato in una mangiatoia ed è morto su una croce, fattosi tutto per tutti, posso dire io di amare Dio e i miei fratelli, quando vivo soltanto per me senza preoccuparmi delle necessità altrui, e talvolta usurpando, trattenendo o non distribuendo bene le ricchezze che Dio ha posto nella creazione, con tenerezza ed affetto di Padre, per tutti e ciascuno dei suoi figli? (14-12-76)
2.012. Come potranno coloro che si riconoscono figli di un medesimo Padre strappare disordinatamente ai propri fratelli ciò che, per il bene comune, tanto abbondantemente ha posto nella creazione? (14-12-76)
2.013. Può chiamarsi e sentirsi figlio di Dio colui che non si sente fratello degli altri, non agendo in modo coerente con la fede che professa? (14-12-76)
2.014. Non può un cristiano vivere una fede piena di speranza e intrisa di carità, che lo fa guardare verso l’alto sospirando la vita futura, e dimenticare che, mentre cammina attraverso l’esilio, deve compiere il dovere sacro imposto dallo stesso Dio, riguardo agli altri, di procurare la vera giustizia, amore e pace. (14-12-76)
2.015. Il cristiano che riflette Cristo nella sua vita procura di vivere in società facendo suoi i problemi degli altri e, secondo le possibilità e la vocazione proprie, di risolverli. (14-12-76)
2.016. Se, per amore a Dio e alla sua gloria, ti adoperi per procurare una società più giusta ed equitativa, Egli t’illuminerà, ponendo, come sigillo nel tuo cuore, l’amore e la pace. (14-12-76)
2.017. Il cristiano che cammina verso la Casa del Padre, cercando la felicità del cielo, mentre cammina nell’esilio, deve compiere il precetto del Signore di sfruttare e dominare la terra, facendo del proprio meglio per ottenere un mondo più giusto. (14-12-76)
NELL’UNIONE E NELLA PACE DELLA VERA CARITÀ
2.018. Cristo è il Dio della pace, della giustizia, della verità e dell’amore. Per questo, colui che nel comunicare Cristo perde la pace, non opera secondo Dio, bensì secondo il proprio pensiero, disorientando gli altri.
(14-12-76)
2.019. Quando l’agitazione, l’odio, l’amarezza e l’inquietudine s’impadroniscono di te, conducendo gli uomini per questa stessa strada, li separi da Cristo che è la luce dei popoli nella pace di una vera carità.
(14-12-76)
2.020. Quando dici di cercare la verità, la giustizia e la pace, lo fai sotto l’impulso di Colui che è la Via, la Verità e la Vita per portare gli uomini al vero possesso dei beni di Dio e dei beni della terra? O lo fai secondo il tuo proprio pensiero, intorpidito o, forse, influenzato da coloro che, vivendo soltanto per le cose di quaggiù, non sanno dare un vero senso soprannaturale a tutti gli avvenimenti? (14-12-76)
2.021. Come fai a dire di essere un buon cristiano, quando ti occupi soltanto di dare agli uomini la fruizione dei beni terreni che oggi possederanno e domani avranno perso, senza preoccuparti, forse, per l’offuscamento della tua mente oscurata, di dare loro i beni soprannaturali che li faranno beati per tutta un’eternità?
(14-12-76)
2.022. Se voglio che gli uomini vivano in una vera giustizia, devo portarli al cuore di Cristo, dove si vive bevendo alla sorgente infinita della eterna perfezione. (14-12-76)
2.023. Il nostro agire sarà più o meno perfetto nella misura in cui viviamo dell’Infinito, il quale dà ai nostri atti un valore immensamente superiore a tutto ciò che potremmo sognare. (15-10-63)
2.024. Colui che conosce Dio, nella sua luce risplende ed illumina gli altri in un cammino sicuro, pieno di giustizia e di pace. (17-12-76)
2.025. Soltanto per l’inserimento perfetto nei piani amorosi di nostro Padre, potremo essere tutto per tutti nel gaudio perfettissimo del suo disegno eterno compiuto. (14-12-76)
2.026. L’uomo che trova Dio s’illumina e, nella luce del pensiero divino, ama il Creatore e si consegna agli uomini fino a renderli felici nell’inserimento perfetto della volontà divina. (14-12-76)
2.027. Non posso chiamare «Padre» Dio, sotto l’impulso dello Spirito Santo, se non mi sento fratello di tutti gli uomini, vivendo di conseguenza un mistero d’amore, di giustizia e di pace. (14-12-76)
Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia