Testo di MADRE TRINIDAD DE LA SANTA MADRE IGLESIA

Tratto dal libro:
“LA CHIESA E IL SUO MISTERO”

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Com’è felice Dio e com’è buono per il fatto di avere in sé la sua felicità e bontà infinite! E com’è felice Dio e com’è buono perché si è vo­luto manifestare com’è, e perché io sono la parte integrante e recettrice di questa manifestazione!

Che gioia che Dio non solamente sia buono in sé e per sé, ma abbia voluto dirlo verso fuori!

Quando Dio ci creò, mise in noi capacità im­mense, inesauribili, con esigenze di pienezze quasi infinite, poiché ci creò per Sé per il suo possesso, per il suo gaudio.

Ci fece corpo ed anima e ci diede delle capa­cità con le quali potessimo soddisfare l’esigenza di possedere che Egli mise nel nostro essere.

È così meravigliosa, così ricca, così al di sopra del nostro piccolo intendere la creazione dell’uomo, che, senza una luce soprannaturale, non potremmo neanche comprendere la sua grandezza.

Con le capacità dell’anima l’uomo ha la pos­sibilità di possedere Dio, di addentrarsi nel suo mistero, di vivere della sua stessa vita, di assapo­rarlo nel suo stesso gaudio, di penetrarlo con la sua infinita Sapienza, di esprimerlo con la sua inesauribile Parola, e di amarlo nelle fiamme in­candescenti e infinite dello stesso Spirito Santo. L’uomo, per la sua vita di grazia, è capace di vi­vere la stessa vita che Dio vive, in comunicazione intima con la Famiglia Divina, dentro il seno infi­nito della Trinità: “Entra nel gaudio del tuo Si­gnore”, nella pienezza di questo Focolare eterno per vivere in famiglia con lo stesso Dio!

E per questo io posso essere felice con lo stesso gaudio di Dio, che mi creò non perché lo vedessi come uno spettacolo splendente e schiacciante, ma perché entrassi nel suo festino a vivere per partecipazione la stessa vita che Egli vive; perché lo contemplassi nella sua sapienza, piena di gaudio e di felicità, piena di penetrazio­ne e di profondità; e dal tanto contemplarlo nell’intimità giubilante del suo Essere, guardan­dolo nella luce dei suoi occhi e introducendomi nelle sue divine pupille, nel suo guardare eter­no, sapessi -nel senso di assaporare-, in un assaporamento che è vita, la perfezione infinita della pienezza, della completezza, della beltà e della ricchezza eterna che Egli stesso si è in sé.

Nel crearmi, Dio, per una compiacenza del suo amore e per un’effusione della sua bontà, a immagine della sua stessa perfezione e perché lo possedessi, mi rese capace di entrare nella Contemplazione saporosa della sua vita e di ri­manere soggiogata e rapita dalla bellezza del suo volto, e così il mio essere si trasformasse in Lui. Ed allora, rompendo in espressione con il Verbo e rivolta verso Dio, esprimessi, nella mia misura, con la stessa Parola del Padre, la sua ricchissima, eterna ed infinita perfezione, sentendomi Parola, espressione, manifestazione giubi­lante che ha bisogno di cantare, in un idillio di amore, lo stesso Amore Infinito. E davanti all’assaporamento di ciò che avrei contemplato ed avrei espresso, bruciassi nell’amore dello Spirito Santo, e così vivessi con Dio la stessa vita che Egli vive nell’intimità del suo Focolare.

Come è buono Dio, che quando mi creò, la sua bontà amorosa, in un’effusione della sua do­nazione verso fuori, mi rese capace non solo di conoscerlo, non solo di vederlo, non solo di contemplarlo, ma mi diede la possibilità di guar­darlo con la sua stessa Vista, di cantarlo con la sua stessa Bocca, con la sua stessa Parola, con la sua stessa Espressione, e di amarlo con lo stesso Amore con cui Egli si ama, in modo che potessi vivere la sua vita che è conoscersi, esprimersi ed amarsi nella comunicazione familiare e beatissima della sua vita trinitaria!

Che ha potuto fare il Creatore, per l’uomo, che non abbia fatto? Come potrà entrare nella mente umana che l’uomo sia capace di entrare dentro Dio, di essere Dio per partecipazione, fi­glio dell’Infinito e ricolmo con la pienezza del gaudio eterno?

Che gioia, che giubilo per l’uomo, che, nello stesso momento in cui viene creato, si trova ri­volto verso il suo Creatore, con delle caverne immense in necessità di riempimento dell’Eter­no! Quest’uomo, creatura a distanza infinita dall’Essere trascendente, è creato, non per con­templarlo da lontano, non per entrare nella sua casa come invitato di onore, bensì per vivere nella profondità profonda e recondita del seno della Trinità, per ingolfarsi e saturarsi nelle sue infinite perfezioni, per inebriarsi nelle correnti di quella divina Sorgente di acque vive che ine­briano eternamente.

Grazie, Signore, perché ci hai dato per grazia, per partecipazione, ciò che Tu hai per natura! A che dobbiamo l’essere stati creati per vivere la stessa vita che Dio vive, per godere nel suo stesso gaudio, per assaporare nel suo stesso assaporamento, per cantarlo nella sua stessa Canzone e per amarlo nel suo stesso Fuoco? Come ringrazieremo Dio di ciò che ha fatto con noi? Che faremo con il suo regalo infinito? Come corrispondergli?

Infatti, non solo ci ha introdotto nella sua vita facendoci partecipare della sua attività eterna, ma, inoltre, ci ha creati affinché partecipassimo della ricchezza del suo essere; per cui ha posto in noi capacità ed esigenze quasi infinite di bellezza, di ricchezza, di beltà, di possesso e di amore, che Egli avrebbe saziato con la partecipazione della sua ricchezza e, così, saremmo stati belli con la sua bellezza, felici con la sua felicità e ricolmi con la sua pienezza.

E Dio ha pure dato all’uomo la capacità di possedere tutta la creazione, per cui lo fece più perfetto di tutta la creazione stessa, essendo l’uomo capace di interpretare, scoprire, manifestare e dare senso a questa realtà splendente che, come manifestazione della perfezione infinita, esprime la gloria di Dio.

Quale pienezza di sfumature! Quale immen­sità di ricchezze quelle dell’Universo! Che profondità quella della sua scoperta!

La creazione intera è un grido che, scoppian­do in perfezioni, esprime qualcosa, nella sua ma­niera finita di essere, dell’infinità esuberante del­la perfezione dell’essere di Dio. Milioni e milioni di foglioline degli alberi…! Milioni di creature che, nel loro canto e a loro modo, manifestano le grandezze dell’Eterno: il ruggito del mare…, l’im­mensità dei boschi…, la grandezza del firmamen­to nella sua diversità quasi infinita di mondi…, l’ordine dell’Universo…, il ruggito del vento…, il cantico dell’uccello…, la semplicità del fiore…, lo splendore del tuono…, il sibilo della brezza…, il silenzio della notte…, la bellezza della luce…! Tutto va esprimendo, nel suo modo di essere, nel suo stile, la terribilità dell’Eterno nella sua maestà semplicissima di concerto d’amore!

La creazione ha in sé la sapienza del Padre che la fece così bella, essendo con il Verbo espressione della ricchezza divina, realizzata mediante l’amore dello Spirito Santo che si riflet­te in ciascuna delle creaturine. È un grido di espressione e manifestazione delle grandezze di Dio. Come si riflette in tutta la creazione l’im­mensità del Creatore! Come si manifestano le sue ricchissime perfezioni!

La creazione intera sta gridando: “Dio”, sta esprimendo: “Infinità”! Tutta la creazione, in modo finito, sta cantando l’Infinito.

Tutte le cose vanno cantando la vita del mio Dio, tutto va esprimendo nel Verbo, nella sua in­finita Espressione, l’inesauribile canto dell’essersi del mio Signore…

Su, cantino i fiori, l’aria con il suo rumore, il mare con le sue onde impetuose…! che tutto va­da spiegando, nel suo essere spiegazione, nel suo idillio di vita, la sua sola canzone di Dio…!

Tutte le cose create mi vanno cantando il mio Dio. Tutto, nel suo essere creato, uscendo dal Creatore, in uno scoppio di vita, dice la gloria di Dio.           

In tutta la creazione, Dio è andato effonden­dosi nel suo splendore infinito, nel suo potere, nella sua forza, nella sua bellezza, nella sua ric­chezza, rendendola tutta una spiegazione canora che lo rispecchiasse.

Uomo, creato per dare senso alla creazione, per essere la voce che risponda a nome di tutta essa davanti al Creatore…! La creazione è in attesa che tu glorifichi Dio a nome suo. Perché Dio, quando formò le creature irrazionali, le fece per l’uomo, per il suo godimento, per il suo posses­so, per il suo gaudio; e per questo le creò senza voce, senza intelletto, affinché l’uomo, essendo­ne voce ed interprete, desse a queste il loro vero senso di fronte a Dio e di fronte agli stessi uomini.

Anima dell’uomo, così grande, così trascen­dente, creata per lo stesso Dio, per possedere lo stesso Infinito nel modo in cui Egli si possiede e nella maniera in cui Egli si vive, avendo, parteci­pando e possedendo per grazia ciò che Egli ha per natura…!

Dio ti ha regalato i suoi doni di sapienza, di scienza, di fortezza, affinché tu fossi capace, con il dono di sapienza, di possedere Lui; con il dono di scienza, di dominare, di possedere e di dare senso a tutta la creazione…; e come frutto del possesso di Dio e del possesso perfetto pure delle cose, tu vivessi ricolmo nella pace, nel gaudio, nell’attesa, nella pienezza e nella gioia dell’inserimento completo dei piani di Dio, di fronte a Lui e di fronte alle creature.

In questo modo al principio Dio creò l’uo­mo, con queste capacità quasi infinite di fronte a Lui, e con queste capacità immense di dominio dell’intelletto di fronte alla creazione. Per questo l’uomo, in principio, seppe dare a ogni cosa il suo vero senso con la luce dello Spirito Santo che, ricolmandolo con i suoi doni e i suoi frutti, lo faceva essere beato, senza desiderare nulla, sen­za ambire nulla, in attesa serena e amorosa del giorno dell’incontro definitivo, in chiara luce, con la Divina Sapienza, nel suo abbraccio di Eternità.

Era così felice che, come vediamo nella Ge­nesi, Dio scendeva tutte le sere a parlare con lui. Con ciò l’autore sacro tenta di descriverci la co­municazione amichevole, intima, in cui l’uomo viveva in relazione a Dio. E ci descrive, inoltre, come viveva tra gli animali feroci, senza dover lavorare per il suo sostentamento. Vediamo pure come tutto ciò che Dio fece per l’uomo era buono e perfetto.

Nell’inserimento della volontà divina, l’uo­mo era felice con Dio, e Dio godeva con l’uomo. Questi aveva tutto quello di cui aveva bisogno, in pienezza. Nulla, nulla ha potuto appetire l’essere creato da Dio che l’Infinito non gli abbia dato per grazia e che non gli avrebbe concesso un giorno non lontano nella luce dell’Eternità. E tutto era felicità, tutto era luce, tutto era pace…!

Finché un giorno la mente dell’uomo si offu­scò davanti alla stessa grandezza che Dio aveva operato in lui.

Dio fece vedere all’uomo ciò che Egli era in sé, da sé e per sé, come Principio di ogni essere, come Increato di fronte alla creatura, manifestan­dogli: questo sono Io, questo ho fatto con te. Riconosci che Io sono di per me e che tu sei ciò che sei di per me. Tutto ciò che Io ho, di per me, in me e per me lo sono; tutto ciò che tu sei ed hai, da me lo hai ricevuto come manifestazione del mio amore infinito verso di te. Riconoscilo!

E l’uomo guardò Dio, e lo vide così splen­dente, così ricco, che lo adorò! Ma guardò se stesso e si vide riflesso vivo di Dio, manifestazio­ne delle sue infinite perfezioni; si vide Dio per partecipazione, re della creazione, dominatore, suo possessore, felice… e, o pazzia della mente della creatura di fronte al Creatore!, si credette sufficiente, come Dio, e rispose: non mi sotto­metterò al tuo piano!

Terribile momento…!, rabbrividente…!, in­comprensibile…!, assurdo…! Con questo “no” mostruoso, l’uomo aveva rotto i piani di Dio su di sé, come li aveva rotti Lucifero.

L’uomo torna nuovamente a guardare Dio e, o sorpresa!, lo ha perso…! E perdendolo è rimasto senza senso, senza ragion d’essere. Lo cerca e non lo trova, perché con il suo “no” rabbrividen­te di superbia sufficiente, Dio lo lasciò solo e, andandosene, se ne andò con tutti i suoi doni, ri­manendo l’uomo senza sapienza, senza scienza, senza doni, senza frutti, senza gaudio, senza possesso dell’Infinito: senza ragion d’essere…! Non poteva mai più contemplare con il Padre la sua infinita perfezione…! Mai più avrebbe espresso con il Verbo la canzone infinita dell’A­more eterno…! Mai più avrebbe saputo di possesso di Spirito Santo…! Ha perso Dio e lo ha perso per sempre…, per sempre…! E con Lui ha perso tutto!

Quest’uomo, nell’angoscia terribile della perdita del Bene amato, si rivolge alla creazione per chiederle aiuto e sperimenta il “no” di tutta essa che gli dice: “non ti servirò”, e che gli si ri­bella; e l’uomo sperimenta che ha perso il suo dominio e che la creazione, in segno di protesta, non lo servirà.

Poveretto l’uomo…! Che cosa farà adesso? giacché tutta questa creazione esuberante, colma di pienezza, di vita, di giovinezza, è rimasta in silenzio e senza senso, avendo rotto l’uomo il piano di Dio; poiché ormai non ha più chi espri­ma la perfezione della sua ricchezza, giacché, da questo momento, la mente dell’uomo offuscata dà alla sua propria vita e a tutte le creature un senso diverso da quello che hanno.

Terribile situazione quella dell’uomo!, rab­brividente…!, che sperimenta che le sue proprie capacità, create per riempirsi del possesso di Dio e di tutta la creazione, esigono da lui, gli gri­dano, in torture insaziabili, il loro riempimento; e, disorientate e distorte, cercano l’amore dove e come non è; cercano la felicità, il possesso, la gioia, il gaudio, la giustizia; ma, essendosi di­storte, si riempiono contro la volontà divina; per cui, invece di dare all’uomo pace, possesso e fe­licità, gli danno amarezza, inquietudine e perdita.

La stessa cosa gli succede di fronte alla crea­zione che possiede nel modo distorto e diverso da come Dio vuole. E da qui procedono le ingiu­stizie, i peccati, gli odi, la disgrazia in cui ci tro­viamo di fronte allo stesso Dio, di fronte agli altri e di fronte alla creazione, per soddisfare o tenta­re di soddisfare le esigenze del nostro essere con quello che Dio non vuole e nel modo che a Lui non piace.

E così l’uomo ha perso tutto e per sempre, ri­manendo “nelle tenebre e nelle ombre di morte”, cercando, in una sete insaziabile e implacabile, nuovamente e con nuove torture, il riempi­mento delle capacità che solo nell’inserimento dei piani divini avevano il loro vero senso.

Com’è terribile dire a Dio di “no”! Com’è irra­gionevole non riconoscere la realtà perfetta di Dio in sé e di Dio con noi! Com’è mostruoso ri­bellarsi contro l’Amore Infinito, che, in manife­stazione di donazione amorosa ed eterna, ci creò per possedere Lui riempiendo tutte le nostre capacità quasi in modo infinito, e per possedere tutte le cose nel loro vero possesso, felicità e godimento!

Per avere detto a Dio di “no”, l’uomo lo ha perso per sempre, per sempre…!; è rimasto senza senso!; ha lasciato la creazione in silenzio e in torture di morte; e, siccome il Cielo si è chiuso per lui, se la morte gli giunge in questa terribile e rabbrividente situazione, si perpetuerà in quel luogo dove coloro che hanno detto a Dio di “no” si mantengono in quel “no” con tutte le sue conseguenze, per sempre.

Com’è terribile dire a Dio di “no”!! Com’è rabbrividente dire a Dio di “no”!!

Com’è buono Dio, che ha fatto in me e di me tali meraviglie…! Com’è terribile la mente dell’uomo che ha detto a Dio di “no” e con ciò ha perso tutto, e per sempre… !

Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia