PENNELLATE SULLA FIGURA SPIRITUALE E UMANA DI MADRE TRINIDAD DE LA SANTA MADRE IGLESIA

Come appare nei mezzi di comunicazione e in diverse lingue, lo scorso 28 luglio Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia ha lasciato questo mondo, per andare con Dio nell’Eternità, Eternità a cui tanto anelava e che così fortemente sospirava, nelle sue nostalgie che a volte diventavano per lei indifferibili. Lì dove speriamo che Dio l’abbia introdotta per sempre.

Nel suo libro «Frutti di preghiera», scriveva:

«La mia sete di Dio è torturante come la gelosia, terribile come la morte, accesa come il fuoco… Per questo, Amore, quando verrai a me?» (2170).

Con la morte di Madre Trinidad, una voce si è spenta nella Chiesa. Una canzone di Chiesa viva e palpitante si è interrotta, e non risuona più sulla terra; anche se noi uomini, a causa del nostro stordimento, la maggior parte delle volte non udiamo le voci dello Spirito.

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Il perché di una domanda

Oggi, più di 1000 Vescovi delle cinque parti del mondo leggono con ammirazione e gratitudine gli scritti di Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia che sono inviati loro periodicamente.

Si sono venduti e distribuiti più di un milione di esemplari della Collana di piccoli opuscoli, premurosamente pubblicati, e molto pratici da portare in tasca e da leggere durante la preghiera, in chiesa, o in qualunque posto in un tempo di tranquillità e di calma: «Luce nella notte – Il mistero della fede dato in sapienza amorosa».

Centinaia di migliaia di persone sono entrate nella pagina Web de L’Opera della Chiesa (www.loperadellachiesa.org), dove si possono leggere, vedere o ascoltare, e scaricare, scritti, video, discorsi di Madre Trinidad, e dove si trova un’ampia e suggestiva informazione sulla sua vita e la sua attività.

Migliaia di Sacerdoti di tutto il mondo, e laici di ogni tipo e condizione, ricevono, in vari modi, i suoi scritti, o hanno partecipato a qualcuno dei ritiri organizzati dalla stessa Madre Trinidad per presentare a tutti il vero volto della Chiesa: «Il Piano di Dio nella Chiesa», «Giorni di ritiro sul Mistero di Dio nella Chiesa», «Vivenze di Chiesa», ecc.

E anche centinaia di Comunità Religiose di vita contemplativa e di vita attiva, e dei più diversi Ordini o Istituti Religiosi, stanno scoprendo in sapienza amorosa la ricchezza infinita della Chiesa, ricevendo vita abbondante da quel torrente di vita divina ed ecclesiale che Dio ha fatto sgorgare nella Chiesa per l’autentico e profondo rinnovamento che Egli voleva e chiedeva fin dal tempo del Concilio.

Il Papa Giovanni Paolo II –già oggi «San Giovanni Paolo II»–, affidò a L’Opera della Chiesa una parrocchia a Roma con il titolo, personalmente accolto e posto da Lui, di Nostra Signora di Valme, specialmente venerata a Dos Hermanas, il paese natale di Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia.

Il giorno 3 febbraio 1996 la riceveva in una prolungata udienza privata..

Il 15 dicembre 1996 andò farle visita personalmente nella sua casa, mentre Madre Trinidad era a letto, gravemente malata.

E il 20 dicembre 1997 approvò L’Opera della Chiesa nella sua singolarità come una «Istituzione Ecclesiale di Diritto Pontificio».

San Giovanni Paolo II ormai ben conosceva Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia per le cinquantanove lettere inviategli, in cui la Madre esponeva ampiamente al Sommo Pontefice della Chiesa, con totale apertura e semplicità, le comunicazioni di Dio alla sua anima! Trascendentali comunicazioni per il risorgere, la fioritura e il rinnovamento della Chiesa!

E anche le urgenti e indifferibili richieste e i disegni di Dio di farsi conoscere nel suo mistero e i suoi piani amorosi nei confronti dei suoi figli, noi uomini; piani amorosi depositati, per mezzo di Cristo e attraverso Maria, nel seno ampio e accogliente della Santa Madre Chiesa.

In forza di quelle stesse richieste e davanti alle luci, alle esperienze, alle conoscenze, sempre più profonde, più sovrabbondanti, più indicibili, s’incideva nell’anima di Madre Trinidad la stessa urgenza da parte di Dio:

«Va’ e dillo…!»; «questo è per tutti…!». «Per tutti è la ricchezza della Chiesa!».

E, come piombata a terra davanti al peso pressante, urgente, di quella richiesta, ripeteva:

«Io non so nulla…! Canto le meraviglie che ho visto nel Seno di Dio!».

E quella canzone di Chiesa «piena di bellezza e ricolma di Divinità», «torre fortificata e incrollabile», «forte come esercito in battaglia», «Madre feconda e ricolma di figli», diventava lamento, come un’elegia incomparabile, quando doveva vedere «la Chiesa straziata per i figli che sono andati via dal suo seno di Madre», lei che «copre i suoi gioielli con un manto di lutto»; quando la vedeva «gettata a terra e piangente, ansimante e ricurva»; apparentemente macchiata «dai peccati dei suoi figli che l’hanno ridotta così», o «avvolta da una densa nube di confusione che non fa vedere il volto di Dio che si mostra attraverso di essa». O…, o…, o come tante volte e in tanti modi il Signore gliel’ha mostrata!

E la cosa più terribile per Madre Trinidad era che la Chiesa sempre, sempre!, «volta verso di lei, le chiedeva aiuto».

Per anni e anni chiese, gridò…, e il suo clamore si perdeva nel silenzio. Come una mendicante, bussò di porta in porta cercando aiuto in chi credeva che potesse aiutarla. Quelli che la udivano, vedevano in tutto lo spirito di Dio; la accomiatavano con belle parole e dandole coraggio, ma quelle parole, a volte, suonavano come quel: «Dio la benedica» che si diceva un tempo ai mendicanti che bussavano, chiedendo l’elemosina, e a cui non si dava nulla.

Così la vita, missione e tragedia di Cristo, di Maria e della Chiesa sono divenuti la vita, missione e tragedia di Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia.

Risposta pedagogica

Coloro i quali non abbiano sentito parlare di Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia, o ne abbiano solo qualche dato molto vago, senza dubbio si domanderanno con sorpresa: Ma chi è Madre Trinidad? Come e da dove è sorta?!

Una sincera, ampia e giustificata risposta risulterebbe loro, senza dubbio, più sorprendente ancora della sorpresa che le loro domande possono racchiudere.

Sorpresa gaudiosa e riconoscente a Dio, perché le «sue misericordie non hanno fine» (Sal 135) e «fa grazia a chi vuole far grazia e ha misericordia di chi vuole aver misericordia» (Es 33, 19).

E perché «quanto il Cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri» (cfr. Is 55, 9), Egli ha voluto, e gli è sembrato bene, scegliere Madre Trinidad e far ricadere sulla sua piccolezza e semplicità umana una missione trascendentale per la sua Chiesa; missione di una trascendenza che sarà conosciuta nella sua universalità e singolarità soltanto quando saranno pubblicati i suoi numerosi scritti inediti, raggruppati da lei in circa dieci Collane di vari volumi ciascuna, su temi molto diversi, e in diverse forme letterarie; e quando si sentiranno con profusione i suoi 600 discorsi registrati su nastro e più di 650 video.

«Un 18 Marzo, inizio di quanto racchiudo!»

Nonostante tutto, cercherò di tracciare un profilo, forzosamente molto povero, con qualche pennellata sulla figura spirituale e umana di Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia.

Nell’esistenza di Madre Trinidad il 18 Marzo 1959 si erge come una vetta verso la quale ascende poco a poco tutta la sua vita, come preparazione, e dalla quale fluisce il torrente di luce, di vita, di conoscenza in sapienza e amore dei misteri di Dio in sé, in ciò che Egli si è, e il motivo per cui se lo è, e come se lo è, e se lo sta essendo tenendoselo essuto; e nella sua manifestazione al di fuori, nel donarsi a noi per mezzo di Cristo e attraverso Maria nel seno della Chiesa.

Quel giorno Dio la introdusse nel suo seno… e le mostrò «quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì» (1 Cor 2, 9), e che «nessun uomo può vedere e restare vivo» (Es 33, 20).

«Se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio» (2 Cor 12, 2), lei avrebbe potuto ripetere con l’Apostolo.

E una volta lì, e sempre da lì, con più o meno veli, le fece vedere per un mese di seguito, più fortemente, e poi durante tutta la sua vita, quando e come al Signore sembrava opportuno: la ricchezza del mistero dell’Incarnazione, il vivere intimo di Cristo durante i suoi trentatré anni come Figlio di Dio fatto Uomo; il mistero del suo Sacerdozio, quello dell’inserimento di tutti gli uomini in Lui, la terribile e gloriosa realtà della Redenzione; la grandezza della Maternità verginale di Maria, le prerogative uniche che questa inimmaginabile realtà comportava dalla Concezione Immacolata fino alla sua Assunzione in corpo e anima in Cielo, e la nostra partecipazione, per Cristo, con Cristo e in Cristo, della vita intima di Dio, e di tutti i misteri depositati nel seno della Chiesa.

E vedeva…!, e contemplava…!, e s’immergeva in quelle profondità di luce e d’amore…! E viveva e si trasformava e partecipava delle realtà che contemplava…, vedendole e contemplandole depositate nel seno della Chiesa, «ricolma e satura di Divinità, capace di saziare di vita divina tutti gli uomini di tutti i tempi».

E, come ho già indicato, la sua anima è rimasta segnata per sempre, come sigillata da una missione:

«Va’ e dillo…!»; «questo è per tutti…!». «Canta la tua canzone di Chiesa con tutto quanto ti ho mostrato, introdotta nel mio Sancta Sanctorum!».

E anche «annunzia che Dio vuole che la Chiesa sia conosciuta con tutta la bellezza che Egli stesso ha posto in essa»; «e che così bisogna presentarla a tutti gli uomini».

E vedranno «come allora, e solo allora, soggiogati dalla bellezza del suo volto, i fratelli separati verranno nuovamente al suo seno tutto pieno di maternità per tutti i suoi figli».

«E quello sarà anche il modo di far venire gli abitanti dell’Africa, dell’Asia e tutte le razze dal mondo al suo seno di Madre».

«È necessario che la teologia si metta alla portata di tutti i figli di Dio»; «e bisogna darla calda calda e riscaldata nell’amore».

«Il Concilio viene per questo». «Con tutto da Giovanni XXIII…!».«Con tutto dal Papa…!».

E una lunga enumerazione di «e…», «e…», «e…», per concludere con un pressante e sorprendente appello:

«Occorre fare una rivoluzione cristiana nel seno della Chiesa, affinché sia ben conosciuta questa Santa Madre e si viva di lei».

E più tardi: «Fammi L’Opera della Chiesa…!». E davanti allo stupore indicibile e alla sorpresa di Madre Trinidad, che gli diceva spaventata: «Ma Signore, ma questo lo hai già fatto Tu…!», ascoltò come risposta:

«Con tutto ciò che ti ho dato, ormai sai cosa devi fare…!».

Il meraviglioso e sublime vivere di Madre Trinidad dal 18 Marzo 1959 in poi, fino all’ultimo sospiro della sua esistenza; la sua vita eroica, il dramma sconosciuto che ha trafitto la sua anima; il perché degli attacchi dei nemici della Chiesa con il proposito di farla tacere o di distruggere L’Opera della Chiesa; le sue inspiegabili e sospette malattie con le terribili sofferenze fisiche hanno la loro piena esplicazione, e si potranno solo comprendere nella loro giusta misura alla luce di ciò che Dio operò in lei, delle richieste che imprimeva indelebilmente nella sua anima, e della risposta di incondizionata consegna, tanto ferma e decisa quanto prudente, alla realizzazione della missione che lo stesso Dio le affidava per il compimento dei suoi piani amorosi sulla Chiesa in questi momenti e, a partire da questi tempi, per il futuro.

Sguardo retrospettivo

E volgendo lo sguardo al periodo precedente il 18 Marzo 1959, si può vedere il senso e comprendere meglio tutta la vita di Madre Trinidad dalla sua infanzia fino ad allora, come elezione e preparazione di Dio per la missione che le avrebbe affidato.

Non si può fare qui una biografia; segnalerò solo alcune pietre miliari più curiose o significative della sua infanzia e giovinezza.

Così non ci sorprenderà che Papa San Giovanni Paolo II, nel lungo colloquio con Madre Trinidad, le abbia domandato con fiducia di Padre: «E perché si chiama Trinidad?». E davanti alla risposta spontanea della Madre: «Perché così si chiamava la mia nonna materna», egli disse, sottolineando le sue parole con il movimento ritmico dell’indice della mano destra: «Non è stato senza un disegno divino che è stata chiamata Trinidad, perché della Trinità lei doveva parlare».

E con il nome di «Trinidad del Sacro Cuore di Gesù» appare sul Registro dei battesimi del paese di Dos Hermanas: «la bambina battezzata il giorno 19 febbraio 1929, figlia di Emilio Sánchez e Josefa Moreno».

Potrebbe vedersi anche come segno provvidenziale il fatto, da tutti conosciuto, che Madre Trinidad, nonostante sia nata e sia stata educata in una delle famiglie benestanti e di lunga tradizione a Dos Hermanas, per un incidente agli occhi, sia rimasta quasi cieca durante la sua infanzia, e a fatica abbia potuto frequentare la scuola elementare: a quindici anni stava già lavorando nel negozio di calzature della famiglia.

Forse il Signore ha permesso questo affinché risplendesse nel futuro la gloria dei suoi piani, e nessuno potesse dubitare che una conoscenza così profonda, così luminosa, così ampia del dogma e delle verità della Chiesa –esposta con una sapienza profonda e penetrativa, con esattezza dogmatica che sorprende gli esperti, e con una semplicità che rende accessibile tutto questo a tutti i figli di Dio ricolmandoli di vita e conoscenza della ricchezza della Chiesa nell’amore– potesse provenire soltanto da Lui.

E, allo stesso tempo, non ci si stupisce che quella carenza di scienza umana di Madre Trinidad, e il suo sentirsi povera e indifesa davanti ai sapienti e grandi di questo mondo, l’abbia sempre sorpresa, fatta sbigottire e adorare davanti a tanta donazione del Signore alla sua anima.

—«Perché a me, Signore…?! perché a me…?!» gli domandava.

E ascoltava nel profondo dell’anima, come risposta:

—«Perché non ho trovato sulla terra una creatura più povera e derelitta di te».

Questa coscienza della sua nullità e del suo niente davanti alle manifestazioni dell’Onnipotente, l’ha accompagnata durante tutta la sua vita.

E quando le comunicazioni e le donazioni del Signore su di lei, solo per la realizzazione dei suoi piani nella Chiesa, rasentavano il sublime, lo stesso Signore aveva molta cura di mantenerla in questa consapevolezza del suo nulla davanti al Tutto, della creatura davanti al Creatore, di colei che nulla può, né sa, né è, davanti a Colui che tutto è e tutto può:

«Questo voglio fare di te; ma non guardarti, perché, se ti guardi, come cadde Lucifero, potresti cadere tu», Dio impresse nella sua anima.

E, questo, dopo averle mostrato l’innalzamento di quell’Angelo di Luce al di sopra di tutti gli Angeli del Cielo, e la sua caduta come la folgore nel più profondo del più tenebroso Abisso, per aver guardato se stesso, essendosi insuperbito e avendo detto al Dio tre volte Santo, che l’aveva tratto dal nulla: «Non ti servirò!!» (Ger 2, 20 b).

Verso la vetta del 18 Marzo

Sarebbe troppo lungo enumerare, anche soltanto molto superficialmente, le diverse tappe spirituali per le quali Dio ha condotto Madre Trinidad fin dal 7 dicembre 1946. Mentre rintoccavano le campane del paese di Dos Hermanas che annunciavano la Festa dell’Immacolata Concezione, e quella giovane di diciassette anni era seduta con suo fratello Antonio al tavolo del suo negozio di calzature, improvvisamente e inaspettatamente, come un ciclone impetuoso o come l’uragano più formidabile che sia mai esistito, il Signore si avventò sulla sua anima, chiamandola a sé, totalmente per sé!, esclusivamente e assolutamente per sé!

Lei gli si consegnò senza riserve, totalmente e incondizionatamente! Non poteva fare altro, davanti a quel passo in potere travolgente dell’Onnipotente. Le rapì la sua libertà. Poteva soltanto ripetere, soggiogata e piangente nel retrobottega dove corse a rifugiarsi: «Sarò tua!, totalmente tua!, e per sempre…!».

L’indomani, durante la Messa principale del Paese, inginocchiata sui gradini dell’altare, ma davanti a una colonna per non essere scoperta dagli sguardi della gente, e con gli occhi fissi sulla statua dell’Immacolata, siglò «i suoi Voti perpetui» al Signore.

E davanti al cambiamento così drastico in tutto, che seguì a quella mattina, della giovane fino ad allora tanto moderna quanto simpatica, per tutto il paese di Dos Hermanas corse la voce che «la giovinetta de “La favorita”» –si chiamava così il negozio di calzature della famiglia– aveva visto la Madonna.

Quell’invasione di Dio della vigilia dell’Immacolata andava e veniva, e tornava e continuava… Così per quasi un mese.

Poi si fece il silenzio. Una formidabile tempesta si scatenò sopra di lei: oscurità interiore, incomprensioni nella sua casa perché i suoi parenti non capivano nulla di ciò che era successo, così repentino e strano. E persino da parte dei Sacerdoti del Paese sentiva una solitudine molto grande.

Circa cinque mesi visse così, inamovibile, come una roccia in mezzo a quella tempesta.

Finché un giorno sentì la risposta della Direttrice dell’Istituto Secolare «L’Alleanza in Gesù per Maria» a Dos Hermanas a una compagna che le domandava: —E che cosa devo fare nel mio caso? —Va’ al Tabernacolo e domandalo a Gesù.

E Madre Trinidad, tutta sola e inesperta di tutto, a quel tempo, si disse: «Allora io farò lo stesso».

Andò al Tabernacolo, domandò a Gesù che cosa dovesse fare, e il Signore cominciò a risponderle…!

E così, il Gesù del suo Tabernacolo si costituì suo unico Maestro. Ella gli domandava tutte le cose, e il Signore, con immenso affetto, le rispondeva e le insegnava; riversando su di lei i segreti del suo cuore amoroso e addolorato per la solitudine dei suoi. Le stava facendo «conoscere tutte le cose», e lei si scioglieva d’amore, e penetrava sempre più profondamente i segreti del suo Sposo.

Quando lo vedeva soffrire così profondamente, inventava le «sue follie d’amore» per consolarlo; finché finalmente vinceva quella lotta amorosa, e Gesù sorrideva. Lei andava via tutta contenta, dopo lunghi e molto prolungati tempi di preghiera davanti al Tabernacolo.

Nessuno era a conoscenza del cammino su cui il Signore la conduceva. In primo luogo, perché lei, nella sua ingenuità, credeva che questo fosse il modo ordinario e normale in cui le anime si capiscono con Gesù. E in secondo luogo perché il Sacerdote che arrivò al suo Paese e con il quale ella cominciò a confessarsi, non le fece mai capire che i cammini per i quali il Signore la conduceva non erano quelli ordinari.

Impossibile enumerare qui tutto ciò che il Signore ha operato nell’anima di Madre Trinidad fino a condurla, Egli solo, dove voleva portarla, preparandola per il 18 Marzo 1959.

Racconterò soltanto un aneddoto. Pochi anni dopo il suo primo incontro con Gesù nel Tabernacolo, una sua amica, molto istruita e saccente, le disse un giorno: —«Ti voglio leggere questo passo di San Giovanni della Croce. Tu non lo capirai, certo, perché è il culmine della vita spirituale». E iniziò a leggerle la «Fiamma viva d’amore». E quale fu la sorpresa di quella compagna, quando vide il volto raggiante di Madre Trinidad!

Tanto che le domandò: —Ma… tu capisci questo?! —Sì, molto chiaramente: le lampade di fuoco sono gli attributi divini… E continuò a spiegarle, a modo suo, le cose che San Giovanni della Croce commenta di questa poesia nei suoi scritti.

∗∗∗

Ho dato qualche pennellata della vita eroica di Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia prima e dopo il 18 Marzo. Ma non ho potuto dire nulla della sua personalità umana così ricca e con così diverse sfumature. Va dalla scrittrice feconda e rivoluzionaria in tanti aspetti, alla semplicità dal bambino più indifeso; da «profeta» di Dio per la sua Chiesa, dalla parola accesa e a volte tagliente come spada a doppio filo, fino al sentirsi la figlia più piccola dei membri della Chiesa. La semplicità e il passare inavvertita sono stati sempre i distintivi più salienti della sua vita esterna.

Fondatrice avvezza alle lotte, resa forte dalla sofferenza, intraprendente, indomabile, salda come una roccia, si sperimenta la creatura più povera della terra, che accorre a sfogare il suo molteplice penare piangendo come una bambina davanti al suo Gesù del Tabernacolo, l’unico che la comprendeva fino in fondo.

Allegra, simpatica e spiritosa, come andalusa e sivigliana di puro sangue, suonava le sue nacchere, cantava sivigliane, o i suoi canti di Natale in «cante hondo», animando per prima le feste familiari con i suoi figli o figlie de L’Opera della Chiesa. Con le sue figlie, ballava perfino le sivigliane.

Chi potrebbe immaginare tutta l’esperienza, tutte le responsabilità, e tutti i drammi che si occultavano dietro quelle apparenze così umane e così normali?

Ma tutto il suo vivere irradiava la luce del mistero che la sua anima nascondeva.

E quanti hanno parlato con lei non potranno mai dimenticare quel ‘non so che’ dell’azzurro dei suoi occhi che facevano trasparire ciò che è trascendente, lasciando l’anima avvolta da un’atmosfera di pace ed elevazione indescrivibile. Di tutto questo danno una bella testimonianza grafica molti dei suoi video, nei quali si vedono aspetti così umani, così affettuosi che nessuno potrebbe immaginare leggendo i suoi scritti, ricolmi e traboccanti di tutto quello che Dio ha inciso nella sua anima affinché lo comunichi.

Aperta sempre per comprendere tutti, e tutti riempire di Dio, avendo vissuto ciò che solo Dio e lei conoscono, non rivelava i segreti della sua anima a nessun altro se non «all’Amico del suo Sposo», come lei chiamava il suo Confessore, o quando lo stesso Dio la spingeva a farlo. Perché viveva così timorosa di potere essergli infedele da tremare dalla testa ai piedi quando ci pensava. Viveva tuttavia fiduciosa e tranquilla nell’amore affettuoso e avvolgente di nostro Padre Dio, riposando nel suo grembo, «come il bambino nelle braccia di sua madre» (Sal 130, 2).

Testimone

Nella mente di alcuni dei lettori potrebbe talvolta passare l’idea che io sia un fervente ammiratore di Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia, e, pur non esagerando, possa magari presentare le cose con il prisma con cui le vedo.

No. Non sono un ammiratore di Madre Trinidad. Sono stato il suo segretario privato per 56 anni, il suo amanuense, il suo cappellano, e uno dei Sacerdoti che ha ricevuto le confidenze più intime di Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia; testimone di come, quando, e fin dove è stata l’azione di Dio sulla sua anima per la realizzazione dei piani dello stesso Dio su di lei, e solo per il rinnovamento che Egli voleva e chiedeva nella Chiesa.

E sono stato testimone degli sforzi, delle sofferenze dell’anima, dei rifiuti, delle indifferenze, delle persecuzioni, ecc., ecc., eccetera… che Madre Trinidad ha dovuto affrontare e patire; e testimone anche degli infortuni che sono ricaduti sulla Sposa di Cristo, perché ciò che Dio, attraverso la stessa Madre Trinidad, chiedeva e continua a chiedere ai membri della Chiesa non è stato ricevuto.

Posso assicurare anche di aver imparato molta più teologia accanto a Madre Trinidad che nell’Università dove ho fatto i miei studi ecclesiastici, e nei cinque anni che in cui sono stato professore di Ecclesiologia e di altre discipline teologiche in un Seminario.

Dalla mia condizione di testimone posso dirvi: venite e vedrete, ascoltate e sentirete. Avvicinatevi con spirito aperto, e sperimenterete e vi riempirete di vita; gusterete cos’è Dio, conoscerete più profondamente i suoi misteri, e contemplerete «la Chiesa in tutta la sua bellezza», «ornata di tutti i suoi gioielli, come sposa che si adorna per il suo sposo»; e comprenderete anche la sua immensa tragedia vedendosi «gettata a terra e piangente, ansimante e ricurva», «come vedova e senza figli», e «portata ad essere crocifissa» per la malvagità degli uomini, suoi figli.

Verrete a sapere anche ciò che Dio vuole, chiede e reclama con urgenza ai Pastori e ai fedeli della sua Chiesa, affinché questa si rialzi dalla sua prostrazione.

Altro non posso dirvi. Questo è qualcosa di ciò che io ho visto e udito e toccato con mano, e di ciò rendo testimonianza.

E voglio concludere con il cantico di Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia, che è stato come il motto della sua vita, la sua forza nel combattimento e il suo canto di trionfo, e che lei intonava nella sua anzianità, sentendosi nell’anima, più innamorata, follemente innamorata del Dio del suo cuore!, con maggiore freschezza, vigore, entusiasmo e sacro idillio, molto di più che nei primi anni della sua giovinezza:

«Gloria per Dio…! Gloria per Dio…! Gloria per Dio…! Solo questo…! il resto non importa…, non conta…, è intrascendente!

Gloria per Dio e vita per le anime…!, affinché lo conoscano, lo amino e lo glorifichino».

Il 28 luglio 2021 una voce si è spenta nella Chiesa. Ha smesso di risuonare una canzone soggiogante di Chiesa viva e palpitante. E la nostalgia di un «addio» opprime i cuori di quanti hanno conosciuto e hanno avuto contatto con Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia.

Ma è anche vero, secondo i piani insondabili del Signore che arde in zelo per la gloria della sua Amata, la Chiesa, che l’eco di quella canzone continuerà ad essere ascoltata, più potente che mai, in tutta la Chiesa attraverso i numerosi scritti, i video, i discorsi e la stessa vita di Madre Trinidad; e anche per mezzo della discendenza che il Signore un giorno le aveva chiesto: «Dammi discendenza che faccia lo stesso, per tenerti sempre davanti a Me».

Bartolomé Valbuena García

NB: I testi in corsivo, la cui fonte non è indicata nel testo, sono espressioni o citazioni di Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia.

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